[08/05/2007] Rifiuti

Green public procurement: lo fa solo il 2,2% dei comuni italiani

LIVORNO. Greenreport si è occupata nei mesi scorsi di una sommaria ma rivelatrice indagine sul Green public procurement (Gpp) in Toscana, oggi arriva il dossier di Legambiente sugli acquisti verdi delle amministrazioni pubbliche e i risultati di quel nostro tour toscano non sembrano molto dissimili dai dati Italiani. Quanto investono comuni ed enti pubblici in risparmio energetico, trasporti a basse emissioni, acquisto di prodotti riciclati, riduzione della produzione di rifiuti, introduzione di criteri ecologici nelle procedure di gara e cibi biologici nelle mense?

«Il settore degli acquisti pubblici – si legge nel dossier - rappresenta mediamente il 12% del Pil dell´UE, ma raggiunge il 17% in Italia (117,136 milioni di euro nel 2005) con picchi del 19% in alcuni Stati membri come la Francia. L’applicazione degli “acquisti verdi” su vasta scala, dunque, potrebbe modificare i comportamenti di consumo di soggetti che comprano beni e servizi per circa 1/5 del totale nazionale, con conseguenze positive sull´ambiente. Ma in Italia lo sviluppo di un Piano strutturato in materia di Gpp fatica a trovare pieno svolgimento nella maggior parte delle pubbliche amministrazioni».

Eppure i casi virtuosi non mancano: la regione Lombardia, la collaborazione tra la provincia di Torino e l´Arpap, la provincia di Cremona da dove è partito il partito nel 2002 il progetto “Gppnet: la rete degli acquisti pubblici verdi, che con il contributo del Coordinamento Agende 21italiane, diffonde il Gpp tra gli enti pubblici.
Per il capogruppo dell’Ulivo in commissione ambiente al Senato Francesco Ferrante «a oggi il vero problema è la mancanza di un serio monitoraggio per verificare l´attuazione delle normative già esistenti, che significa scarsa disponibilità di informazioni quantitative sull´effettivo raggiungimento degli obiettivi di legge. Per dare maggiore impulso al settore occorre accelerare l´iter del decreto ministeriale sul Piano d´azione nazionale, ora al vaglio della Conferenza Stato-regioni e per la cui approvazione ci impegneremo sia io al Senato che l’onorevole Ermete Realacci alla Camera. Ma sarebbe anche utile cominciare a ragionare sull’estensione dell´obbligo del Gpp alle aziende pubbliche, che da subito potrebbero aderire volontariamente».

Ma a leggere il dossier di Legambiente, il primo problema del Gpp sembra essere la scarsa informazione e la mancanza di dati precisi, i pochi a disposizione, spiegano a Legambiente «vengono infatti dal concorso nazionale “Comuni Ricicloni” che premia le migliori performance dei comuni italiani nella gestione dei rifiuti. Degli oltre 2mila comuni che hanno partecipato, 441 (il 22%) hanno risposto positivamente alla domanda sul Green public procurement, ma dopo ulteriori verifiche quelli che hanno effettivamente adottato un programma strutturato di Gpp sono scesi al 2,2%».

Un dato che non scoraggia Silvano Falocco, coordinatore della rete italiana Gppnet: «Le amministrazioni pubbliche aderenti al network si impegnano, nel quadro della prossima approvazione del Piano d’Azione Nazionale sul GPP, a rafforzare l’opera di diffusione degli acquisti verdi in Italia con l’obiettivo di estendere tale strumento di sostenibilità ad almeno la metà delle regioni, delle province e dei comuni superiori ai 50.000 abitanti entro il 2007».

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