[19/04/2007] Parchi

Area marina protetta dell’Arcipelago, per Peria ora c’è un clima migliore

PORTOFERRAIO (Livorno). Il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria (Nella foto), è soddisfatto dell’assemblea pubblica sulle Aree marine protette (Amp) tenutasi lunedì nel capoluogo elbano «ci ha consegnato un messaggio importante – dice - che i cittadini di Portoferraio non vedono la loro istituzione come uno spauracchio, ma come una possibilità concreta di sviluppare una disciplina di tutela e di razionale utilizzo insieme del nostro ambiente.

Il mare, infatti, adesso c’è, ma è abbandonato a tutto e a tutti: alle petroliere, che ci sfiorano correndo lungo le loro rotte, ma rispetto alle quali non abbiamo ancora adeguate forme di controllo e monitoraggio satellitare, con tutti gli enormi rischi del caso; ai pescatori senza scrupoli che arano secche e fondali con le reti a strascico, distruggendo il novellame ed impoverendo costantemente il nostro bene più prezioso; persino agli idioti della domenica, che ci consegnano, soprattutto in piena stagione turistica, schiume maleodoranti, sacchetti e bottiglie di plastica, strascichi di ancore ed ancorotti sulle praterie di posidonia, eliche ruotanti in mezzo ai bagnanti.

Le Amp non sono certo in grado di risolvere tutti questi problemi – sottolinea Peria - ma possono rappresentare una chance importante di fare quello che finora era impensabile: una gestione attiva, da protagonisti, della risorsa mare». Il sindaco chiede buon senso ed equilibrio perché «il pescatore amatoriale, il professionista, il subacqueo, il circolo di pesca, il diving, l’operatore turistico non sono gli avversari di questo percorso, sono oggi i nostri più preziosi interlocutori ed alleati; se adeguatamente coinvolti fin dall’inizio possono diventare domani i guardiani attivi del sistema».

Il comune elbano propone al ministero una zonazione dell’Amp che preveda: «una zona A soltanto intorno a Montecristo; una zona B nella porzione di mare antistante il Sir delle Prade; un’altra zona B dallo Scoglietto alle Ghiaie; una grande zona C per il resto della costa, compreso Capo Enfola».
Rispetto alla griglia di regolamento proposta dal ministero dell’ambiente Peria chiede alcune modifiche: «pesca dei residenti consentita (vuol dire che basta avere dietro un documento d’identità che attesti la residenza) nelle zone B con lenze, canne, totanaie, polpaie, traine. Pesca dei residenti consentita nelle zone C anche con nasse e palamiti (70 ami a persona o 200 ami a barca). Nelle zone C possono pescare anche i non residenti, con lenze, canne, traina, totanaia e polpaia. Nelle zone C si può poi praticare la pesca subacquea, con apposito patentino e segno di riconoscimento sul pallone o sul mezzo d’appoggio. Nelle zone B e C si può ovviamente praticare la piccola pesca artigianale».

Ma Peria è reduce anche da un incontro «molto positivo e stimolante col Circolo Teseo Tesei» che ha tra i suoi soci anche molti pescatori subacquei e prende lo spunto per proporre la salvaguardia delle cernie dello Scoglietto, che già oggi è un’area marina di tutela biologica «con una piccola zona A, dove però, come alle Cinque Terre, consentiamo la balneazione e le immersioni guidate» o pure con una zona B «dove vietiamo la pesca solo nell’area dello Scoglietto, con una precisa delimitazione mediante boe galleggianti». I sub elbani hanno chiesto anche il divieto di pesca subacquea alla cernia anche nella zona C.

Ma il sindaco si è anche convinto di una cosa: «le zone D (di tutela sperimentale, ndr) non servono a niente; soprattutto che non ci tutelano adeguatamente dalla pesca industriale, a parte lo strascico. Personalmente estenderei un anello di protezione in zona C a tutto il mare territoriale per almeno tre miglia. In questo modo eviteremmo di avere davanti alle nostre coste non solo lo strascico, ma anche le zaccarene e tutte le barche che praticano tipi di pesca assimilabili. Ne avrebbe un enorme beneficio il mare e di riflesso la pesca locale ed il turismo».

Peria annuncia anche la creazione di “oasi blu” con boe intelligenti «un sistema che ha vinto importanti premi nazionali per la sua ecosostenibilità; dove non si adotterà quel sistema si dovrà avere comunque una disciplina con aree individuate e definite; se qualcuno vuole che il mare di Capobianco o di Sansone o dell’Enfola diventi (e con le Amp potrebbe diventarlo ancora di più) la destinazione finale, abbandonata alla più assoluta anarchia, delle piattaforme di lancio, cioè degli approdi turistici del continente faccia pure. Io non lo voglio e sono convinto che non lo vogliono neanche gli operatori turistici e tutte le persone che amano l’ambiente»;

Il sindaco portoferraiese è convinto che dall’Elba debba uscire una proposta da presentare al Ministero complessiva e sostenuta dal parco nazionale «per fare questo è necessario parlarsi, con le categorie economiche e sociali, col mondo della pesca, con i circoli, con i diving e soprattutto tra i soggetti istituzionali. Bisogna pertanto che ognuno usi il massimo di responsabilità, che non si inseguano facili consensi, che possono consegnare consistenti ed effimeri “tesoretti” politico-elettorali, ma anche causare danni non riparabili».

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