[17/04/2007] Rifiuti

Lo sviluppo cinese tra tagli gas serra e lo Yangtze

LIVORNO. Il terzo fiume del mondo, lo Yangtze, sta soffocando di sviluppo, il grande bacino di acqua dolce (la più grande riserva artificiale del mondo) realizzato dalla diga delle tre Gole, vanto e simbolo del turbocapitalismo del governo comunista cinese è inquinato da antiparassitari, fertilizzanti, acque di fogna e più di 600 chilometri del fiume sono inquinati a livello critico. Il 30% dei fiumi tributari dello Yangtze, compresi grandi corsi d’acqua come il Minjiang, il Tuojiang, lo Xiangjiang e l’Huangpu sono seriamente inquinati. Una parte del grande bacino fluviale è ormai considerata ad inquinamento irreversibile.

L’allarme lanciato dall’Accademia cinese delle scienze, e dal Wwf internazionale è l’ultimo di una lunga serie sui costi ambientali ed il governo di Pechino è sempre più preoccupato, ma è diviso tra la necessità di salvaguardare l’ambiente e quella di proseguire l’espansione economica e la corsa più veloce tra quella delle nuove economie emergenti. Si colloca tra queste due necessità il primo rapporto nazionale sul cambiamento di clima che prende atto della necessità di limitare le emissioni di gas serra nel prossimo futuro.

Per ora è stata licenziata una bozza frutto di quattro anni di lavoro e che propone l’obiettivo di dimezzare entro il 2020 la quantità di emissioni climalteranti. Ma in un’economia in incontrollabile espansione non basterà tagliare le emissioni esistenti, occorre puntare sull’efficienza energetica delle nuove industrie ed alla riconversione di quelle vecchie ed inquinanti, e soprattutto inquinare meno per unità di prodotto.

Un’impresa da far tremare i polsi anche alla nomenclatura di Pechino che mantiene ancora una salda presa sull’enorme Paese. Ma non per questo la Cina accetterà limitazioni e protocolli internazionali come quello di Kyoto, una posizione speculare a quella di Bush che dice che l’America ne perderebbe in competitività mentre il governo cinese dice che la responsabilità del riscaldamento del Pianeta va misurata per quanto ogni abitante del Pianeta produce e consuma, e i cinesi sono ancora molto lontani dagli standard dei paesi ricchi, pur essendo il secondo emettitore di gas serra dopo gli Usa.

Insomma la Cina rifiuta di rallentare prima di essere diventata una grande e moderna potenza industriale e non accetta che chi si è già sviluppato inquinando le dia lezioni e consigli.

La Cina prevede di tagliare l’intensità di carbonio dei processi produttivi e del consumo generale di energia dell’80% entro il 2050, consapevole che dovrà farlo mentre le emissioni pro-capite aumentano.
Intanto il rapporto nazionale sul cambiamento di clima propone obiettivi a medio termine e lungo termine e si avvia, primo tra i paesi in via di sviluppo, a cercare di moderare le emissioni di gas serra. Resta da capire, alla fine di questo processo, cosa ne sarà dello Yangtze, dove intanto le città e le industri scaricano 14.2 miliardi di tonnellate di liquami e rifiuti all’anno nel canale navigabile più lungo della Cina che rappresenta il 35% per cento delle risorse di acqua dolce del paese. E mentre le industrie crescono, la pesca sul grande fiume è scesa dalle 427 mila tonnellate di prodotti ittici degli anni 50 alle circa 100 mila degli anni 90.

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