[12/04/2007] Comunicati

Bellini (Sant´Anna): «Per noi la competitività è sull’ambiente»

LIVORNO. Tra pochi giorni chiuderà la scadenza del primo bando dell’Erc, il consiglio europeo della ricerca incaricato di gestire la selezione delle domande e di assegnare nei prossimi sette anni 7,5 miliardi di euro: il 15% circa del budget complessivo del settimo programma quadro della ricerca europea.

Un copioso investimento per rilanciare l’Europa sul mondo della ricerca e per evitare la fuga dei cervelli verso le classiche mete americane, dove sino ad oggi è stato più facile vedere finanziata una idea da sviluppare in un progetto di ricerca e soprattutto renderla praticabile sotto il profilo industriale.

Obiettivi principali da perseguire oltre a quello di trattenere gli scienziati migliori, in essere e in fieri, quello di sviluppare programmi di ricerca volti alla competitività e alla qualità ad ampio raggio, ma non vi è traccia invece, tra i criteri da perseguire, della sostenibilità come asse portante delle ricerche che verranno finanziate.

Non è contraddittorio rispetto al ruolo cui l’Europa è chiamata ad assumere nelle strategie globali, per indirizzare le politiche economiche e di sviluppo tali da contrastare i fenomeni in atto dei cambiamenti climatici, che sono il problema dei problemi?

Lo abbiamo chiesto a Nicola Bellini (Nella foto), direttore del laboratorio management e innovazione della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.

La ricerca non dovrebbe essere funzionale al ruolo strategico che l’Europa sembra voler svolgere per orientare l´economia verso la sostenibilità a livello globale?
«Sarei meno preso dall’entusiamo verso il settimo programma quadro. Ci sono senza dubbio tante idee nuove, ma è più saggio vedere come verranno realizzate. Non sempre le idee innovative lo sono altrettanto quando si realizzano. Vediamo come entrano in sintonia o in distonia quando saranno messe in relazione con il sistema della ricerca. Riguardo alla perplessità che esprime io concordo, anche da un punto di vista molto cinico, di futuro della ricerca. C’è un ambito di sviluppo tecnologico e di ricadute in ordine di competizione nel settore della sostenibilità che è straordinario anche nei confronti dei nuovi paesi. La Cina in primis, che sul tema ambientale fa molto sul serio. Ho lavorato molto ultimamente con questo paese e per loro il tema della lotta all’inquinamento è diventato prioritario ed è un tema di dialogo essenziale. Ed ho la sensazione che questo sia un tema che abbia ricadute potenziali per il nostro posizionamento competitivo e tecnologico anche con questi paesi».

Quindi lei dice che la vera competitività si costruisce sulle tecnologie orientate alla sostenibilità ambientale?
«Per noi la competitività è sull’ambiente. E’ questo il terreno con cui si costruisce il futuro dell’economia e dovrebbe quindi diventare una priorità. Per questo dico che prima di avere toni entusiastici nei confronti del settimo programma quadro per la ricerca, dovremo leggere i risultati. Leggo i documenti e vedo un importante impegno finanziario, ma dovremo vedere come questo si articola poi con il sistema produttivo e con quanto andrà a intrecciarsi con questi obiettivi sui temi ambientali e sulla sostenibilità ambientale. Ripeto, soprattutto in relazione ai paesi come la Cina è ormai un dato di fatto che se vuoi fare accordi con loro la chiave che pare tutte le porte è parlare di ambiente».

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