[11/04/2007] Acqua

Prc verso Toscana democratica: acqua condicio sine qua non

LIVORNO. Entrerà Rifondazione comunista in giunta regionale? Al momento ci sono buoni propositi e il decalogo stilato dal presidente Martini con i dieci punti sui quali incentrare il confronto tra Toscana democratica e il Prc. I tempi per arrivare al ‘matrimonio’ sembrano stretti, si parla di metà maggio salvo imprevisti. Ma prima di allora, tappa intermedia lunedì prossimo.

Ovviamente per raggiungere l’obiettivo di mettere in piedi l’Unione anche in Toscana servirà un compromesso. La Margherita però, ha già fatto sapere che «l’accordo parte dal programma». Come dire: nessun stravolgimento. Ma da una parte e dall’altra si dovranno fare passi avanti (o indietro) al fine di trovare un punto di sintesi. E al centro del dibattito ci sono almeno tre punti legati alle tematiche ambientali: gestione del ciclo dei rifiuti; ripubblicizzazione dell’acqua; infrastrutture.

Ne abbiamo paralato con Niccolò Pecorini, segretario del Prc toscano.

Pecorini, come stanno procedendo i lavori per la vostra entrata in giunta, in special modo sulle questioni relative a rifiuti, acqua e infrastrutture?
«Devo dire con molta franchezza che per noi, anche se questi punti sono molto importanti, ce ne sono altri che lo sono ancora di più come la pace e la precarietà. Voglio poi aggiungere che ancora non c’è niente di definitivo. Il 16 abbiamo questa riunione ed è difficile dire ora quali sono le condizioni. Diciamo che sarebbe interessante che almeno alcune delle nostre posizioni venissero accettate. Perché siamo molto interessati alla ricostruzione della sinistra Italia».

C’è qualcosa, sempre rispetto a quei punti che le dicevo, sulla quale avete posizioni più rigide rispetto al resto?
«Diciamo che per noi la battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua può essere una cosa decisiva anche per il suo valore simbolico. In Toscana ricordiamo che sono state raccolte 50mila firme e quindi nessuno può più mettere da parte questa cosa. Quindi la metterei come una delle condizioni per un accordo. Mi sembrerebbe fatto molto significativo. Nessuno può negare i problemi legati all’acqua, anche pensando ai cambiamenti climatici che tempo 50 anni potrebbero portare miliardi di persone a non avere acqua potabile. E sarà per questo che scoppieranno anche nuove guerre».

C’è però più di qualcosa da rivedere anche nella gestione pubblica dell’acqua che ha dimostrato di avere anch’essa diverse lacune.
«Bisogna tenere distinte la proprietà pubblica da quella privata. E le faccio un esempio. In una gestione dell’acqua dove la proprietà è pubblica, se la gente, come è successo a Firenze, usa meno acqua perché è più civile o perché è più cara, il mancato guadagno non si sarebbe certo riversato sulle bollette. Come invece è successo essendoci una proprietà privata che ha dovuto compensare i mancati guadagni. Questo lo dico in modo oggettivo e senza demonizzare il privato che giustamente deve capitalizzare. Detto questo, se mi dice non tutte le aziende pubbliche gestiscono al meglio l’acqua sono il primo ad ammetterlo. Ma affrontare questa cosa privatizzando non porta benefici, come è dimostrato ad esempio dalle ferrovie: quando erano pubbliche andavano non bene, ora che sono private non è cambiato nulla. Bisogna migliorare le strutture, ma che questo possa avvenire privatizzando – parlando di acqua - mi sembra improbabile. Serve un grande investimento pubblico. Serve maggior controllo e spiegare a tutti che se si consuma meno acqua e gli introiti sono minori questo costo è un costo come la quello della sanità o degli asilo nido ed è il pubblico che se lo accolla. Per il resto potrò essere più preciso dopo l’incontro del 16».

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