[11/04/2007] Aria

Ipcc: la lotta al cambiamento climatico costa poco in Pil

LIVORNO. L’Ipcc ha diffuso le bozze dei documenti che saranno discussi il 4 maggio al meeting internazionale di Bangkok. La notizia cattiva e già nota: è che siamo ormai sulla strada per un aumento di 2 gradi delle temperature globali rispetto ai livelli pre-industriali, proprio la soglia che l’Unione Europea considera pericolosa per i cambiamenti “naturali” che potrebbe innescare; la buona notizia è che le bozze del terzo rapporto dell’Ipcc del 2007 evidenziano che i costi per limitare le emissioni di gas serra potrebbero essere meno drammatici di quel che sembra, con una perdita tra lo 0,2 e lo 0.6% del prodotto interno lordo (Pil) globale entro il 2030.

Alcuni dei modelli previsionali indicano addirittura che le misure per rendere più efficiente il consumo di petrolio e carbone potrebbero spingere l´economia mondiale.
Lo scenario più rigoroso invece, prevede una massiccia riduzione dei gas serra globali entro 15 anni, e costerebbe il 3 per cento del Pil entro 2030.

I due piani d’azione proposti dal terzo rapporto dell’Ipcc che saranno discussi a Bangkok prevedono un potenziale di tagli di energia entro il 2030, valutati in miliardi di tonnellate equivalente do anidride carbonica, che secondo i due scenari “morbido” o “forte” stimano tagli da 2,4% a 4,7% per il settore dell’efficienza e del risparmio energetico; per i trasporti 1,6-2,5%; per le costruzioni 5,7-6,0%; per l’industria 2,5-5,5%; per l’agricoltura 2,3-6,4%; per la silvicoltura 1,3-4,2%; per i rifiuti 0,4-1%, con un totale possibile di riduzione di gas serra che varia da 16,2 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 nello scenario più “economico” ai 30,3 di quello ad intervento più rapido e determinato.

Un bel colpo alla CO2, visto che le emissioni di gas serra prodotte globalmente dalle attività umane erano di circa 40 miliardi di tonnellate nel 2000.
Le conclusioni delle bozze Ipcc sono molto simili a quelle del rapporto della Banca Mondiale dello scorso anno e alle previsioni di Nicholas Stern che aveva valutato intorno all’1% del Pil il costo di interventi immediati per affrontare il global warming e nel 5–20% quelli di un’azione ritardata a livello globale.

La bozza di rapporto dice che esiste un «potenziale economico significativo» per la riduzione delle emissioni di gas serra, «sufficiente per interrompere lo sviluppo delle emissioni globali» o per ridurre le emissioni.

L’Intergovernmental Panel on Climate Change propone anche misure ed interventi per ridurre davvero le emissioni: uso migliore dei combustibili fossili, passaggio alle energie rinnovabili (eolico e solare ma anche nucleare) e una migliore gestione della silvicoltura e dell´agricoltura.

In questo modo, oltre che i risparmi di energia, i benefici economici includono un miglioramento della salute generale per la diminuzione dell’inquinamento, meno piogge acide che danneggiano l’agricoltura, un taglio generale delle importazioni energetiche per la maggior parte dei Paesi del Mondo.

Ma il rapporto, “"Mitigation of Climate Change", che si basa sul lavoro di 2.500 scienziati, dice anche che il tempo a disposizione si sta esaurendo: «Gli sforzi di mitigazione durante i prossimi 20 o 30 anni determineranno in larga misura l´aumento medio globale di lunga durata delle temperatura e i relativi effetti che possono essere evitati» del cambiamento climatico.
I dati dell’Ipcc sono quindi in netto contrasto con quanto detto dal presidente George W. Bush che nel 2001 valutava come insostenibile il costo dell’adesione al protocollo de Kyoto per gli Usa.

Il piano d´azione dell’Ipcc, che prevede una perdita dello 0,2% del Pil entro il 2030, è basato sulla stabilizzazione dei gas a 650 parti per milione (Ppm) in atmosfera entro 2030, rispetto alle odierne 430 Ppm.
Le «migliori stime» dell’Onu dicono che senza interventi ci potrebbe essere un aumento di temperatura tra i 3, 2 e i 4 gradi rispetto al periodo preindustriale e questo costerebbe molto di più all’economia mondiale..

Il piano d´azione più rigoroso, che costerebbe il 3% del Pil, limiterebbe i gas serra a 445 - 535 Ppm entro 2030, con un aumento di temperature che in questo modo rimarrebbero a un più 2 – 2,4 gradi.

Le emissioni di gas serra sono aumentate del 70% fra il 1970 e il 2004 e si pensa che senza interventi aumenteranno dal 25 al 90% entro il 2030 rispetto ai dati del 2000 senza nuovi stop, soprattutto a causa dell’irrefrenabile sviluppo di paesi come India e Cina, una vera e propria svolta, visto che nel 2000 le nazioni ricche con il 20% della popolazione mondiale avevano il 46% delle emissioni.

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