[08/03/2007] Rifiuti

Sirtori: «Lavoriamo affinché non servano altri inceneritori in futuro»

PISA. La bozza del nuovo piano provinciale dei rifiuti di Pisa prevede il potenziamento dell’attività di termovalorizzazione, considerata necessaria sulla base delle stime di crescita della produzione dei rifiuti. Stime che vanno controcorrente rispetto per esempio agli obiettivi che si è prefissata la Regione, con una riduzione della mole dei rifiuti del 15%, ma che in effetti sono anche piuttosto aderenti al trend di crescita dei consumi (e di conseguenza dei rifiuti) registrato negli ultimi anni.

Per discutere di questa ipotesi (nei “palazzi” il dibattito è tra chi prefigura un nuovo termovalorizzatore a Gello e chi invece pensa a un ampliamento dell’impianto di Ospedaletto), il circolo pisano di Legambiente ha organizzato per questa sera al complesso Marchesi del Cnr in via Betti, il convegno “Rifiuti e salute”, al quale parteciperanno Fabrizio Bianchi (istituto fisiologia clinica del Cnr), autore di specifiche ricerche epidemiologiche sugli effetti degli inceneritori, e Fabrizio Nardo, tecnico esperto d’impianti di smaltimento di rifiuti. Seguirà una tavola rotonda, aperta al pubblico, con Maria Grazia Petronio, presidentessa provinciale dell’associazione medici per l’ambiente, il genetista dell’università di Pisa Roberto Barale e Mariangela Vigotti (Università di Pisa e Cnr) autrice di ricerche sugli effetti delle polveri sottili.

«Vogliamo portare un contributo scientifico e concreto al dibattito –spiega il presidente di Legambiente Pisa Roberto Sirtori – per questo abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione sulla tematica che sta più a cuore alla gente, cioè gli effetti sulla salute. Ma analizzeremo anche quali sono le alternative possibili».

Sirtori ribadisce quindi la posizione dell’associazione ambientalista: «Noi siamo ovviamente favorevoli all’autosufficienza –spiega - ma pensiamo che il dimensionamento degli impianti di termovalorizzazione, pur utili, debba essere a valle di un percorso virtuoso di riduzione e di differenziata spinta. Oggi gli impianti esistenti sono sufficienti ma secondo le proiezioni tra qualche anno non basteranno. Se ragioniamo per assurdo, significa che ogni 10 anni dovremmo costruire un nuovo termovalorizzatore. E’ invece necessario un cambiamento di rotta complessiva che consenta di non aver bisogno di nuovi impianti».

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