[08/03/2007] Energia

Sogin: costi alle stelle, ma con quali benefici?

Nel 1999 il governo decise di risolvere una volta per tutte il problema dello smantellamento delle centrali nucleari e delle scorie radiottive disseminate sul territorio nazionale in strutture fatiscenti e ormai fuorilegge. Creò, per farlo, una società ad hoc, la Sogin, che finanziò mettendo una tassa sulla bolletta elettrica delle famiglie italiane. Nel 2000 questa “tassa” era di 0,6 lire per Kw/h, ma nel 2005 era già passata a 0,06 centesimi di euro (110 lire circa) per Kw/h, arrivando oggi (2007) a 0,16 centesimi di euro (310 lire circa) per Kw/h.

Tanto per fare un esempio: a 0,06 centesimi si genera un importo annuale di circa 140 milioni di euro. L’unica cosa che non fece fu licenziare una legge per gestire tutta l’operazione, che avrebbe istituito un’agenzia nazionale, così da avere un gestore e uno smaltitore, la Sogin, controllati dal parlamento.

Invece, sin dall’inizio, la Sogin sarà l’uno e l’altro, controllato e controllore e, soprattutto, in balia del governo in carica. Nel 2002 il governo Berlusconi la affida ad un generale, Carlo Jean, al quale, dichiarando l’emergenza terrorismo sui siti nucleari, dà poteri di commissario delegato e lo rende padrone, per conto del governo, della Sogin e del suo finanziamento. Il generale spenderà, dal 2002 al 2006, circa 531 milioni di euro (senza contare le spese del 2006), per attività che con lo smantellamento hanno poco a che fare, visto che si è trattato di spese in minima parte per il mantenimento dei siti, ed in massima parte per progetti iniziati e poi abortiti, per salate consulenze esterne, per l’avventura in Russia senza nessuna autorizzazione ministeriale, per gli appalti per la sicurezza, dati senza gara, e per le centinaia di assunzioni clientelari.

Un’attività che fa dire all’Autorità per l’Energia ed il Gas, a proposito dello smantellamento, che la società al 2004 ha “maturato un consistente ritardo, pari al 50,4% del programma” (delib. 66/05) e, l’anno dopo, che “nell’ipotesi che la Sogin realizzi nel 2006 tutte le attività il ritardo accumulato negli anni 2005 e 2006 … sarebbe pari al 50% circa; detto ritardo è ancora più consistente se si considera che il programma … già scontava il ritardo registrato nel triennio 2002-2004, evidenziato nella parte motiva della deliberazione n. 66/05” (delib. 174/06).

Fortunatamente il nuovo governo ha licenziato il generale che è tornato a fare il pensionato, ma con una pensione dorata visto che, oltre allo stipendio di 100.000 euro l’anno che prendeva, si è preso anche una buona uscita di 370.000 euro circa. Senza clamore ha, infatti, fatto approvare, il 13 dicembre 2005, dal consiglio di amministrazione della Sogin, una delibera che gli assegnava un non meglio definito incarico esecutivo con una parcella da 130.000 euro l’anno, con la clausola che, in caso di licenziamento da parte della proprietà, gli sarebbe stata riconosciuta lo stesso, come se fosse arrivato a fine mandato.

Una buonuscita che Padoa Schioppa ha pagato senza batter ciglio, pur di mandarlo via. Anche perché, quei soldi, non li ha messi certo il governo, ma le famiglie italiane con la loro sempre più salata bolletta elettrica. Ma questa è solo una minima parte della storia della Sogin, l’azienda statale che i cittadini finanziano e ben poco però ha fatto dei compiti che gli erano stati assegnati.

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