[06/03/2007] Rifiuti

Marevivo e Cobat non vogliono più leghe sotto i mari

LIVORNO. Marevivo e Consorzio obbligatorio batterie esauste (Cobat) in collaborazione col Comando generale delle Capitanerie di porto e il patrocinio del ministero dell’ambiente hanno presentato la campagna “Niente leghe sotto i mari” per il monitoraggio, lo studio e la definizione di interventi di recupero dei rifiuti sottomarini.

L’iniziativa, spiega Marevivo «punta a dare un contributo concreto alla protezione dell’ecosistema marino dai rifiuti e in particolare dalla dispersione dei componenti inquinanti presenti all’interno degli accumulatori esausti abbandonati nei fondali dei porti, in particolare piombo ed acido solforico. La pericolosità di queste sostanze inquinanti per l’ambiente e la salute assume particolare rilievo proprio per il ruolo di conduttore costituito dall’acqua, una situazione che può portare anche al rischio di ingresso del piombo nella catena alimentare marina, e quindi un rischio diretto per la salute umana».

La campagna si svilupperà attraverso un programma di attività condiviso che coinvolgerà province, comuni, autorità marittime e forze dell’ordine.
«Sono particolarmente felice di questo accordo di programma che vede Marevivo e Cobat insieme in un progetto comune – dice Rosalba Giugni (Nella foto con Fulco Pratesi), presidente di Marevivo – Nella Campagna ”Niente leghe sotto i mari” la divisione sub, il braccio operativo della nostra associazione, sarà impegnata ancora una volta con i suoi volontari in un’operazione diretta di tutela del nostro mare. Un primo passo per intervenire in acque, come quelle portuali, costantemente sottoposte a pressioni e stress di diversa natura».

La campagna di Marevivo e Cobat partirà da Lipari, Pozzuoli e Formia e tutte le attività saranno programmate e documentate, anche attraverso materiali filmati, dando all’iniziativa anche un valore aggiunto dal punto di vista di un’indagine qualitativa e quantitativa sullo stato dei fondali dei nostri porti, e di località rappresentative della varietà di ambiente naturale e dell’economia legata alla pesca, al turismo ed ai trasporti.

Cobat sottolinea che da uno suo studio specifico in corso di sviluppo emerge che «il mare costituisce un ecosistema particolarmente esposto alla contaminazione da parte di alcuni composti tossici contenuti negli accumulatori al piombo; in particolare l’impatto in termini di tossicità potenziale a lungo termine sull’ecosistema marino derivante dal rilascio di batterie in mare può arrivare ad essere fino a 10 mila volte più alto rispetto al loro corretto recupero, con un effetto tossico a larga scala sugli organismi viventi, incluso l‘uomo. Inoltre, l’ingresso del piombo nella catena alimentare marina può causare fenomeni di accumulo e bio-magnificazione, a seguito dei quali risulta compromessa anche l’integrità delle risorse ittiche a fini alimentari. Per questo da tempo il Cobat ha assunto la nautica come un settore di sempre maggiore impegno della propria attività di raccolta e invio a riciclo delle batterie esauste».

Per questo l’accordo prevede un’attività di informazione e sensibilizzazione degli utenti portuali e dei cittadini «perché un comportamento responsabile da parte di ciascuno contribuisca al miglioramento progressivo dei risultati di raccolta e gestione dei rifiuti, in particolare di rifiuti pericolosi come le batterie al piombo esauste».

Per il direttore generale del Cobat, Michele Zilla «l’efficienza e l’efficacia del sistema di raccolta ed invio a recupero dei rifiuti piombosi rappresentato dal Cobat, come confermato dai dati di attività 2006, ci spingono sempre più decisamente ad agire in particolare in quelle nicchie di dispersione che, come quella legata all’uso in ambito nautico, ancora gravano, con rischi potenziali rilevanti, sul patrimonio ambientale del nostro Paese. Questa iniziativa – ha concluso Zilla – per la sua articolazione ed il coinvolgimento di tutti i soggetti responsabili della gestione delle aree portuali, si afferma come una positiva esperienza di collaborazione tra pubblico e privato, necessaria e fondamentale per andare incontro al cittadino e traguardare importanti risultati di protezione dell’ambiente e della salute».

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