[06/03/2007] Urbanistica

Cave di Campiglia, Benesperi fa chiarezza sull´incontro dei sindaci

Ho visto che è stato dato un ampio spazio ad un incontro tra sindaci attuali e sindaci passati ed agli argomenti che sarebbero stati discussi. Al fine di chiarire bene la situazione mi permetto alcune precisazioni.
Non è vero che a seguito della riunione c’è stato un documento sottoscritto solo dai sindaci in carica «per motivi di opportunità, non perché non fosse condiviso». La verità esplicitamente detta nel corso della riunione da parte mia è che non avrei firmato il documento proposto per motivi di dissenso nel merito.

Non è vero che l’incontro di cui si parla «non era il primo del genere» perché io non sono mai stato chiamato a nessun incontro del genere né tantomeno ho mai partecipato ad alcun incontro del genere.
Stabilito questo ci tengo a precisare alcune posizioni che ho sostenuto nel corso della riunione.

Giudico le considerazioni di esperti ed associazioni ambientaliste nazionali giuste nel merito ed utili nella sostanza. Non ho mai sentito o letto da nessuna parte che vi fosse una loro posizione tesa ad esautorare i Comuni delle loro responsabilità in materia di territorio così come non ho mai considerato l’attività della Società Parchi della Val di Cornia come invadente il campo di responsabilità della pianificazione territoriale spettante ovviamente ai Comuni. Ho sempre pensato che fosse utile per i Comuni esercitare questa loro potestà utilizzando competenze di ogni genere e dunque giusto che fossero sempre aperti a contributi disinteressati anche se critici. Ho interpretato come tali quelli letti in diverse occasioni. In altri casi invece ho letto interferenze di dubbio gusto da parte di privati e non ho letto repliche piccanti da parte dei Comuni.

Ritengo che nel corso del tempo anche recente i Comuni della Val di Cornia non abbiamo risolto un tema che pur è stato molto discusso e cioè quello del rapporto tra le attività di cava ed il sistema dei parchi. Invece di immaginare e praticare un percorso di progressivo ampliamento e valorizzazione dei parchi e di progressiva attenuazione dell’impatto delle cave, percorso capace di risolvere anche i problemi occupazionali che si porrebbero, si sono prese decisioni che hanno accentuato le contraddizioni come dimostrano molti fatti. In particolare si è prorogata l’attività della cava di Monte Calvi dal 2014, al 2016 ed infine al 2018, si è consentita la libera commercializzazione a terzi di tutte le glanulometrie di calcare ottenute, oltre il fabbisogno del ciclo siderurgico piombinese, non si è risolto dovutamente il problema dei ripristini ambientali.

E’ vero che recentemente il Comune di Campiglia M.ma ha meritoriamente bloccato la realizzazione di un progetto di sviluppo della cava di Monte Calvi, ma è altrettanto vero che, nel 2006, con un atto urbanistico ne aveva prevista la realizzazione con impianti che ricadevano all’interno delle aree destinate a parco e con i quali era sin troppo prevedibile attendersi ulteriori richieste di proroga e incrementi del materiale scavato, come poi è avvenuto. Tutto questo in dispregio a quanto concordato in un Protocollo di intesa con la Regione Toscana del 2002 che diceva:”….Per le attività di cava…l’indirizzo è quello di giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali senza ulteriori rinnovi. Si intreccia, al proposito, per le cave di calcare del campigliese, la questione della produzione di materiale inerte dal ciclo TAP che potrebbe consentire un minor fabbisogno complessivo. Nell’eventualità di una riduzione delle quantità di materiale inerte prelevato direttamente dalle cave di calcare, rimangono da inquadrare le questioni di carattere ambientale legate al ripristino degli ambiti coltivati…».

Penso che la questione delle previsioni urbanistiche di Rimigliano abbia incontrato problemi di gestione ed abbia ancora problemi irrisolti. Per molto tempo si è teorizzato e detto che dopo la prima previsione precedente il passaggio di proprietà della tenuta non si poteva più mettere in discussione la sostanza delle previsioni urbanistiche a suo tempo approvate, cosa del tutto non vera atteso che, in mancanza di qualsiasi contratto sottoscritto con chicchessia privato, ciò sarebbe stato assolutamente possibile se il Comune l’avesse voluto. E sarebbe possibile tuttora. Non mi pare del resto che gli stessi indirizzi attuali su Rimigliano risolvano un problema che è poi, forse quello più importante, quello cioè riguardante il quesito se il Comune di San Vincenzo punti per questa parte di territorio sulle attività produttive o sulle seconde case. Solo un no deciso a quest’ultima ipotesi eliminerebbe il problema, ma non mi sembra che questo no sia stato pronunciato né deciso neanche recentemente.

Queste tesi ho sostenuto nel corso della riunione. Come si vede sono problemi politici che personalmente giudico di assoluto rilievo e proprio per questo, mentre ringrazio per avermi dato l’opportunità di esporle, non posso esimermi dal ripeterle pubblicamente.

Torna all'archivio