[06/03/2007] Energia

L’Europa, la Russia, la politica energetica e i diritti umani

BRUXELLES. L’Unione europea importa il 50% della sua energia e deve assicurarsi quella per il futuro , soprattutto nel suo naturale bacino di interesse: Russia, Mediterraneo , Mar Caspio. Questi temi sono stati alla base di un’audizione pubblica organizzata dalla commissione parlamentare per gli affari esteri che è stata l´occasione per un confronto tra parlamentari europei e degli stati membri, rappresentanti della Commissione e del Consiglio Ue e di esperti. Un’audizione che è avvenuta alla vigilia del Consiglio europeo di primavera dell’8 e 9 marzo che discuterà anche del piano d’azione per la politica energetica dell’Ue.

Unanime la percezione della gravità del cambiamento climatico e della necessità della sicurezza energetica e del bisogno urgente di una svolta radicale per la riduzione delle emissioni di CO2. La dipendenza dell’Europa dal Medio Oriente e dalla Russia per gas e petrolio, deve fare i conti con l’enorme richiesta dio energia che viene dai nuovi protagonisti dell’economia mondiale: India e Cina, dove si costruiscono centrali elettriche al ritmo di una ogni 4 giorni, tanto che il presidente della commissione affari esteri, il Popolare polacco polacco Jacek Saryusz-Wolski, ha affermato che «l’energia viene utilizzata come strumento di politica estera. La sicurezza energetica ha un impatto sempre maggiore sulla sicurezza globale dell’Unione europea, ecco perché ogni sforzo nazionale isolato non può risultare efficace, mentre è necessario un approccio comune». Per gli eurodeputati, è quindi sempre più necessario che sull’energia l’Europa parli con una sola voce.

Per il direttore dell´Agenzia energetica internazionale, Noé van Hulst, anche se non possono essere evitate dipendenze energetiche, «bisogna che i governi intraprendano un’azione risolutrice incoraggiando gli investimenti di settore» ed occorre muoversi rapidamente per costruire uno scenario diverso fatto di «maggiore efficienza energetica, fonti più pulite e sicure e puntando sulla diversificazione».

Janusz Onyszkiewicz, liberal-democratico polacco, ha parlato del futuro delle tecnologie pulite di carbone. Per il socialista ceco Libor Rouček occorre una liberalizzazione del mercato europeo dell’energia «promuovendo l’energia nucleare come mezzo di diversificazione e riduzione della dipendenza». Una proposta che non ha trovato assolutamente d’accordo Il verde tedesco Milan Horáček e la deputata socialista portoghese Ana Maria Gomes che hanno anche ricordato il caso “Mikhail Khodorkovsky”, imprigionato in seguito alla battaglia energetica scatenatasi in Russia intorno al caso Yukos, riaffermando la necessità di collegare energia e diritti dell’uomo.

Vladimir Milov, presidente dell´Istituto di politica energetica di Mosca ed ex-ministro dell´energia, ha attaccato duramente la politica energetica del suo paese: «fino a quando ci sarà questo governo, non ci saranno grandi cambiamenti» ed ha ricordato una frase del presidente PUtin: «il governo russo considera Gazprom un importante strumento in tema di relazioni estere». Anche per Zeyno Baran, direttrice del centro di politica per la regione dell´Eurasia dell´Istituto Hudson di Washington, esiste un «ricatto energetico da parte del Cremino», ma ha detto che servono più politiche antimonopolistiche che comportamenti anti-russi.

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