[05/03/2007] Rifiuti

PolieCo: «I bioshopper grande occasione per la produzione nazionale»

LIVORNO. «La graduale dismissione delle buste in polietilene è la conseguenza di una legge comunitaria che il nostro Paese deve necessariamente recepire, tuttavia questa nuova dinamica deve considerarsi come una formidabile occasione per il comparto produttivo nazionale per adeguarsi alle nuove esigenze normative, ponendosi all’avanguardia in Europa e implementando, perché no, il proprio mercato».

Il convegno che si è svolto oggi a Roma organizzato da PolieCo, (Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene) insieme a Coldiretti, Symbola e Novamont è servito sicuramente a mettere a fuoco la situazione, sia per le numerose aziende produttrici presenti, sia per PolieCo, che nei giorni scorsi si era mostrata tutt’altro che benevola verso la decisione del governo italiano (in buoan compagnia europea) di mettere al bando gli shoppers in plastica dal 2010.

«Siamo comunque soddisfatti – ha spiegato il presidente di PolieCo Enrico Bobbio - perché da parte di Ermete Realacci è venuta l’assicurazione a farsi carico dei problemi del settore. Il provvedimento deciso dall’Italia non è una soluzione punitiva, ma un atto dovuto, in linea con la comunità europea», ma anche in linea – aggiungiamo noi - con la necessità di una maggiore sostenibilità dei nostri consumi.

I problemi pratici però non mancano: il presidente Bobbio ha anticipato che i quantitativi di polietilene riciclato nell’anno 2006 superano le 300.000 tonnellate: «La quantità e la disponibilità del materiale non va dimenticata – sottolinea Bobbio - Novamont ha fatto qualche apertura in tal senso, ma ha anche detto che nel 2007 porterà la produzione di Mater bi per gli shopper biodegradabili a 60mila tonnellate. E il resto dove lo prendiamo?».

La preoccupazione da parte dei produttori italiani di buste di plastica tradizionali, fatta sua da PolieCo, è quindi anche quella della concorrenza, «perché già ora stanno entrando nel nostro Paese sacchetti in plastica provenienti dal medioriente che hanno costi fino all’80% inferiori della produzione italiana».

Bobbio ricorda infine la questione dell’adeguamento delle macchine, «che comporterà costi ma soprattutto tempi e anche per questo ci siamo appellati a Realacci perché non solo il governo vigili sulle importazioni selvagge, ma preveda anche step graduali nel passaggio dal vecchio al nuovo bioshopper».

Polieco insieme ai produttori ha già attivato due tavoli di lavoro per seguire lo sviluppo del passaggio alla nuova produzione, ma anche per verificare le possibili prospettive per i riciclatori che fino ad oggi fornivano il 50% della materia utile a produrre i sacchetti di plastica.

«Anche per i produttori di shoppers – ha detto Ermete Realacci (presidente Symbola e presidente commissione Ambiente, territorio della Camera), esiste quindi la possibilità di contribuire a creare un circolo virtuoso che, lungi dal penalizzarli, ne aumenti invece efficienza e competitività. Non è più tempo, infatti, di sottovalutare i problemi legati all’ambiente: ne è prova anche il fatto che i grandi gruppi multinazionali, come General Electric, siedano oggi negli Stati Uniti ai panel dove si decidono le nuove politiche ambientali anziché fare lobbying per paralizzarle».

Per il segretario generale di Coldiretti Franco Pasquali «il rispetto della scadenza del 2010 è un’opportunità da cogliere di investire in ricerca e innovazione sostenibile.E, in questo processo, il consumatore è un attore sempre più forte perché sempre più sensibile alle tematiche ambientali e di sviluppo sostenibile. Questo, in prospettiva, sarà secondo Coldiretti un elemento di forza che andrà pure ad incidere sulla dinamica dei prezzi: si avrà infatti maggiore tolleranza per il possibile aumento dei costi se viene percepita l’importanza etica di sopportare un piccolo sacrificio per una buona causa».

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