[05/03/2007] Comunicati

Indios boliviani ed inuit canadesi contro il riscaldamento climatico dei ricchi

LIVORNO. Le inondazioni, le siccità e le frane che hanno ripetutamente colpito per tre mesi la Bolivia, il più povero paese del Sudamerica, sono stati innescati da “El Nino”, un fenomeno climatico che sembra aggravarsi col riscaldamento globale. Gli allagamenti più devastanti degli ultimi 25 anni, hanno provocato in Bolivia 35 morti ed ha prodotto 350 mila senza tetto che hanno visto letteralmente sciogliersi le loro poverissime case di fango.

Il presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato il disastro nazionale dopo aver visitato la regione di nordest di Beni, duramente colpita dall’alluvione, il principale bacino fluviale del Paese andino ed ha incolpato delle inondazioni le nazioni industrializzate «che inquinano l´ambiente e cambiano il clima». Il governatore di Beni, Ernesto Suarez, è preoccupato per gli approvvigionamenti di generi alimentari: le inondazioni hanno ucciso 22 mila capi di bestiame, con una perdita economica calcolata intorno ai 115 milioni di dollari riguardante i raccolti agricoli e le infrastrutture. Nei dintorni del capoluogo del Beni, Trinidad, sono stati evacuati 19 mila contadini dai campi sommersi e stanno vivendo in ripari provvisori, esposti ad epidemie di dissenteria e dengue.

In una intervista alle Reuters Spencer Wear, autore di “The Discovery of Global Warming”, ha detto che «i paesi poveri sono più suscettibili ai danni causati dal cambiamento climatico. Nessuno può dire che El Nino è causato dal riscaldamento globale, ma possiamo dire per che il riscaldamento globale rende questo genere di eventi più probabili».
Sugli altopiani boliviani El Nino ha distrutto i raccolti degli indios Aymara e dell’area agricola di Santa Cruz, annichilendo la produzione di soia, la principale esportazione agricola della Bolivia.
Ma nelle ultime settimane fenomeni meteorologici estremi hanno provocato disastri e lutti in paesi poveri come Indonesia, Mozambico e Filippine.

Per il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon «i poveri del mondo, che sono i minori responsabili del riscaldamento globale, soffrono dio più i cambiamenti climatici».
A Washington, la Inter-American Human Rights Commission ha ricevuto gli inuits del Canada del nord che hanno presentato una petizione e chiesto risarcimenti perché il loro modo di vivere è messo in pericolo dal riscaldamento globale che riduce il ghiaccio marino, con conseguenze letali per gli animali cacciati dagli esquimesi.

Lauren Baker, una scienziata del Center for International Environmental Law, che sta assistendo gli inuit nella loro azione legale, ha detto che il caso potrebbe inspirare altre nazioni per citare in giudizio i paesi industrializzati colpevoli della stragrande maggioranza delle emissioni di gas serra: «il riscaldamento globale non sta interessando solo gli inuit o la Bolivia, ma anche altri paesi nelle americhe, con gli uragani, il livello del mare che aumenta, la scarsità di acqua potabile, l’emigrazione delle persone».

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