[21/02/2007] Comunicati

In India come in Cina, la grande industria della costa era assente

LIVORNO. La visita in India della delegazione composta da imprenditori e amministratori toscani all’interno della missione governativa guidata dal presidente del consiglio Romano Prodi, ha soddisfatto l’assessore regionale alle attività produttive, Ambrogio Brenna (Nella foto), che ha ricordato «i 237 operatori economici indiani incontrati uno ad uno per attrarre investimenti sul nostro territorio, aumentare la capacità di penetrazione della nostra economia in India e consolidare gli scambi tecnologici e scientifici tra la Toscana e l’India. L’obiettivo che ci siamo posti all’inizio di questa missione è stato raggiunto, da oggi le tante imprese che animano il tessuto economico della nostra regione hanno una chance in più per fare business nel più grande mercato emergente a livello mondiale dopo la Cina».

In realtà scorrendo il bilancio della visita dall’esterno, quello che colpisce è l’apparente assenza della grande industria toscana. All’assessore Brenna chiediamo di darci un parere sul ruolo che ha oggi la grande industria nel sistema Toscana.
«Le grandi imprese erano presenti eccome, basta pensare a Piaggio, Finmeccanica, Fiat… Del resto la visita appena conclusa era modulata su sistemi distrettuali sui quali stiamo lavorando per costituire lo spazio regionale della ricerca industriale e dell´innovazione, rafforzando il trasferimento verso le imprese; per dare una forte spinta all’internazionalizzazione, alla cooperazione, alla promozione e al marketing territoriale; per riorganizzazare i sistemi produttivi locali e i distretti industriali con la costituzione del distretto regionale integrato, e, infine, per innovare e aumentare la sostenibilità dell´offerta turistica e commerciale».

Ma la grande impresa della costa non c’èra: il gruppo Lucchini, la Magona, la Solvay… industrie che sembrano sempre una ‘cosa altra’ rispetto al “sistema toscana”.
«Non darei questa lettura, a me pare che ci sia una grande interazione tra territorio e queste grandi industrie. Del resto, per fare esempi concreti, è normale che Lucchini non fosse con noi in India: con l’acquisto di Severstal a sua volta nell’orbita del gruppo indiano Mittal mi pare naturale che i rapporti siano diretti. Così come anche il comparto chimico petrolifero ha da sempre rapporti con l’India. Non è che se un impresa non compare allora significa che c’è trascuratezza».

Lei citava Piaggio, ma non pensa che il rapporto tra Piaggio e istituzioni toscane sia in questo caso molto più forte rispetto a quello che esiste con le grandi industrie della costa, anche dal punto di vista della ricerca, indirizzata magari a innovazioni di processo e di prodotto più sostenibili?
«Le opportunità si valutano e si sfruttano volta per volta, in base anche alle motivazioni e agli interessi di mercato. Per esempio, a fine marzo torneremo in India con 18 imprese dell’hi tech e 24 imprese dell’agroalimentare. Da parte della Regione c’è quindi un continuum, un’azione costante che si ripete via via su singole aree di business. E l’industria è una di queste, sulla quale intendiamo continuare a lavorare con attenzione e serietà».

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