[21/02/2007] Energia

La lunga (e contraddittoria) marcia del risparmio e dell´efficienza

LIVORNO. Oltre al dato del Pil a quota 2%, a segnalare la ripresa del Paese, arrivano oggi i dati dell’Istat che indicano gli ottimi risultati del settore industriale che ha visto un incremento del 8,3% e un aumento degli ordinativi del 10,7% tra il 2005 e il 2006.

Due i settori chiave di questa ripresa indicati dall’Istat: il mercato delle esportazioni con un +11,4% e quello delle auto che ha accresciuto nel 2006 il suo fatturato del 24,5 % e gli ordinativi del 13,8% rispetto all’anno precedente.

Anche se questo dato positivo non ha però scongiurato la necessità di richiedere (e ottenere) la mobilità lunga per 2mila lavoratori della Fiat. Un “aiuto” che viene presentato come atto di fine crisi e premessa per una nuova fase di espansione del gruppo, ma che conferma che nonostante gli ottimi risultati, il settore industriale del nostro paese ha ancora bisogno di avere le spalle protette dalla coperta dello stato. Con buona pace del libero mercato.

Sempre nell’ottica del libero mercato bisognerebbe inserire poi gli incentivi alla rottamazione delle auto già previsti in finanziaria e ribaditi nella “lenzuolata” verde (ormai la chiama così anche il sito del Governo ndr) presentata due giorni fa. Incentivi previsti per chi sostituisce autovetture o autocarri Euro 0 ed Euro 1 con altre di categoria Euro 4 ed Euro 5 o alimentati a Gpl, elettricità o idrogeno.

Misure senza dubbio utili al miglioramento della qualità dell’aria delle città, ma non certo al loro decongestionamento ( o alla riduzione dei rifiuti); a parte la clausola che si riconoscono incentivi (molto meno generosi) anche a chi rottama un vecchio mezzo senza sostituirlo con uno nuovo, il numero della auto circolanti (per cui siamo in testa alla classifica europea) rimarrà infatti così pressochè invariato. Infatti si chiama «mercato di sostituzione».

Quindi anche in questo caso la norma ha come profondo retroscena quello di far ripartire la “macchina” dei consumi, cui secondo il sentire diffuso è legata la ripresa economica.

E noi ricordiamo però che la ripresa dei consumi si incrocia inevitabilmente con l’aumento dei rifiuti; e in questo caso anche il necessario ricorso a politiche di introduzione di risparmio di materia e della efficienza nell’uso della materia (che ieri abbiamo auspicato come prossima lenzuolata da parte del governo)potrebbe ottenere risultati non soddisfacenti. Se aumentano i volumi prodotti i rifiuti sono comunque, inevitabilmente, destinati a crescere. Anche qualora aumentasse il risparmio e l´efficienza nell´utilizzo di materia per unità di prodotto.

In ogni caso, bisogna senz’altro riconoscere che il pacchetto per l’efficienza energetica appena varato ha l’indubbio merito di riorientare la barra verso l’obiettivo della sostenibilità con misure volte a implementare l’efficienza energetica per contrastare i cambiamenti climatici. Una lotta, dove- come ha dichiarato il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio ieri da Bruxelles- l´Italia e a favore di «una riduzione vincolante del 30% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020» e che «l´obiettivo del governo italiano è di arrivare al 25% della produzione di rinnovabili entro la fine di questa legislatura». Ieri a Bruxelles si è tenuto infatti il consiglio dei ministri dell´ambiente dell´Ue, che dove dovevano pronunciarsi sugli impegni che i loro governi sono pronti ad assumere in vista del vertice dell´8 e 9 marzo. Un appuntamento che dovrà preparare i prossimi negoziati internazionali per definire la strategia del protocollo di Kyoto dopo il 2012. A questi negoziati l’Unione europea si presenterà con la posizione degli impegni unilaterali di riduzione del 20% delle emissioni di CO2, che avrebbero dovuto essere del 30% al 2020. Come ha ricordato il ministro Pecoraro Scanio ai colleghi di Polonia e Ungheria, che hanno sollevato riserve soprattutto sui caratteri vincolanti degli obiettivi.

Obiettivi europei che, per essere raggiunti, richiedono a partire dal nostro paese, un forte rilancio delle rinnovabili. A sostenerlo è il senatore Edo Ronchi, vicepresidente della commissione Ambiente di Palazzo Madama ( che già l’aveva detto dalle pagine di greenreport) e che ha organizzato per il 28 febbraio una seduta ad hoc in Senato dedicata proprio al tema dei cambiamenti climatici.

«In particolare - sostiene Ronchi - insieme al pacchetto di misure per l´efficienza energetica di grande rilievo promosse e in via di attuazione, occorre un complesso di misure di riforma e di rilancio delle fonti energetiche rinnovabili, necessarie per recuperare i ritardi. Senza un balzo in avanti deciso e consistente di tutte le fonti energetiche rinnovabili - conclude Ronchi - in Italia l´impegno europeo di riduzione del 20% delle emissioni di gas serra sarebbe un puro annuncio».

Auguriamoci che così non sia.

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