[20/02/2007] Energia

Riconversione zuccherificio, il sindaco vuole la Via sull´impianto a biomasse

CASTIGLION FIORENTINO (Arezzo). La conversione a impianto a biomasse e oli vegetali per la produzione di energia elettrica dello zuccherificio Sadam di Castiglion Fiorentino è stata data da tempo come una cosa fatta. Così come per gli altri stabilimenti di Russi (Ravenna), Fermo e Villasor (Cagliari). Anche la Regione Toscana ha sempre avuto questa linea, ma qualcosa si è inceppato. Infatti, come anche greenreport ha riportato il 15 gennaio, l’accordo non è stato trovato e tutto è ancora in discussione. Come ci conferma il sindaco di Castiglion Fiorentino Paolo Brandi (Nella foto).

«La discussione è aperta – comincia il primo cittadino – a livello regionale so che si stanno ancora confrontando con le organizzazioni dei lavoratori».

Ma lei che posizione ha?
«Ho sempre detto che prima di parlare bisogna avere tutti gli elementi. Dopo di che si può cominciare a discutere. E la cosa che abbiamo chiesto come Comune è la valutazione di impatto ambientale. L’azienda ha aderito e quindi aspettiamo di conoscerne gli esiti».

Dunque la Via è la conditio sine qua non?
«Diciamo che è propedeutica a qualunque tipo di discussione si voglia fare sul progetto».

Molti davano le conversioni per sicure. Ma sia a Castiglion Fiorentino, sia altrove, stentano a decollare.
«Le conversioni infatti sono la richiesta dell’azienda. Ora questa richiesta deve essere valutata. Ma c’è un altro aspetto che deve essere considerato, quello paesaggistico. Una coltura dedicata alle biomasse porterebbe ad una trasformazione del paesaggio agricolo. Anche questo deve essere valutato, non solo ad esempio il traffico dei camion per portare le biomasse all’impianto».

Ci sono però molti benefici derivanti da un impianto a biomasse.
«Lo so benissimo, l’energia da fonti rinnovabili è una cosa fondamentale, ma io prima mi riferivo alle valutazioni portate avanti da chi critica il progetto. Inoltre non va dimenticato che questa area industriale è la più grande della provincia di Arezzo. Quindi la chiusura dello zuccherificio (dove lavorano 76 persone, ndr) è davvero un problema importante da affrontare. Ci tengo a chiarire comunque che, al di là della riconversione o meno, l’azienda ha l’obbligo di bonificare l’area. Non è che chiude e se ne va. La conversione dell’impianto, inoltre, è solo una parte. Bisogna capire come si converte tutta l’area».

Quali sono le prossime tappe?
«Procediamo con il nostro tavolo che significa sostanzialmente portare avanti la valutazione di impatto ambientale. Il tavolo regionale farà il suo percorso. Con i sindacati, invece, abbiamo già trovato l’accordo. Ora c’è soprattutto la necessità di informare di tutto il progetto la cittadinanza. Di farla partecipare il più possibile».

E’ una delle contestazioni mosse da alcuni cittadini nei vostri confronti e anche un vostro compito.
«Infatti dobbiamo lavorare molto in questo senso».

Poi però andrà presa una decisione, o in un senso o in un altro.
«Io sono per decidere, non per le discussioni che non portano a nulla. Però in questo momento c’è bisogno di far capire alla gente questo progetto che è destinato a modificare questa realtà per i prossimi 20 anni almeno».

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