[19/02/2007] Rifiuti

Emergenza Campania, Facchi: «Bassolino deve risolvere la sua allergia alla parola ´rifiuti´»

LIVORNO. L’emergenza in Campania continua. Nonostante l’instancabile lavoro della task force guidata da Bertolaso e i tentativi di rimediare agli anni persi e ai miliardi spesi (160 in tredici anni di commissariamento). La Campania stenta a vedere decollare il sistema integrato dei rifiuti che partendo dalle raccolte differenziate, produca il materiale destinato a riciclaggio e minimizzi le quantità di ciò che dovrebbe essere smaltito. C’è poi anche il problema – non certo di poca rilevanza - di cosa fare delle 9 milioni di tonnellate di “ecoballe” (che dovevano essere di cdr di qualità ma che sono in realtà un rifiuto tal quale confezionato).

Ne abbiamo parlato con Giulio Facchi, ex sub commissario per la gestione dell´emergenza rifiuti in Campania, e attuale presidente del consorzio Conapi. Giulio Facchi è tra l’altro impegnato ad affrontare una vicenda giudiziaria in cui è accusato di aver utilizzato impropriamente denaro pubblico a titolo di rimborsi spese, proprio nel periodo in cui svolgeva il suo ruolo in Campania.

Il livello della raccolta differenziata in Campania - secondo i dati Apat - è attestata su poco più del 10 per cento della produzione annua che, sempre su base regionale, è pari a 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani da parte dei 5,7 milioni di abitanti. Facchi, cosa impedisce alla Campania di uscire dall’emergenza e di attestarsi quantomeno agli stessi livelli delle altre regioni ?
«I problemi della Campania sono sostanzialmente identici a quelli delle altre regioni in emergenza. Solo che nelle altre regioni non hanno di fatto mai chiuso le discariche, trovando il modo di prorogarle nei fatti, e questo ha permesso che l’emergenza ai livelli macroscopici della Campania non sia mai scoppiata.
L’emergenza in origine è nata per la difficoltà di adeguarsi al decreto Ronchi; nel caso della Campania a questo livello di emergenza cronico del meridione si aggiunge il fatto che non si è riusciti ad affiancare ad un processo di adeguamento degli impianti anche il ruolo di assist delle discariche e per cui il tema di dove smaltire domani è diventato emblematico. In Campania i commissari erano due, uno era il prefetto che doveva realizzare le discariche, e ha cominciato 13 anni fa; l’altro il presidente della regione che aveva il compito di redigere il piano che ha iniziato invece due anni dopo. La differenza con le altre regioni è che mentre si realizzavano le tappe relative alla programmazione del ciclo dei rifiuti, queste dovevano essere seguite da parte del prefetto, con la realizzazione delle discariche; ma su questo si è interrotto il ciclo. La prima sequestrata è stata nel 2001 ed era di un consorzio pubblico, perché il passaggio da privato a pubblico c’è stata, ma non si è poi realizzato il seguito. E si è continuato a utilizzare discariche che avevano già raggiunto e oltrepassato il limite».

In questi anni di commissariamento è mancato da parte degli amministratori il senso di responsabilità che è lecito attendersi, magari con la scusa dello stato di emergenza e dei poteri straordinari ad esso collegati?
«Assolutamente sì. Avevo chiesto infatti all’allora ministro Ronchi di fare subcommissari i presidenti delle province. Perché mentre il commissario serve per risolvere condizioni contingenti di emergenza, gli enti dovrebbero superarle programmando. La Puglia adesso è un esperimento interessante da seguire, perché Vendola non ha più chiesto l’intervento commissariale. Pur rimanendo i problemi di sempre in quella regione ha deciso di rilanciare l’attività delle istituzioni e sarà interessante vedere cosa succede».

Ma come mai si è arrivati alla situazione di oggi in cui non si è attivato il ciclo, non ci sono impianti e nemmeno discariche?
«Una volta fatta e vinta la gara da parte di un soggetto molto forte come Fibe, nacque la convinzione che se il prefetto avesse continuato a costruire discariche, l’inerzia di tutto il resto, ovvero dalle raccolte in poi, sarebbe andata avanti.
Questa folle e cinica logica, spinta da Fibe, ha determinato nei fatti il blocco delle discariche e chi doveva farle non le ha più fatte. Da fine 99 a 2001 furono utilizzate le discariche che avevano raggiunto il limite di utilizzo. Questo fu un gesto di cinismo terribilmente sbagliato che purtroppo aveva ormai coinvolto il soggetto aggiudicatario, il prefetto e il commissario.
La logica dominante era che gli impianti diventassero la soluzione all’emergenza, quando ancora non era stato modificato nemmeno il ciclo di raccolta e questo ha fatto sì che il potere contrattuale del soggetto aggiudicatario divenisse smisurato. Per questo anche se sapevi benissimo che da quegli impianti usciva un cdr non certo di qualità ma addirittura cattivo, gli facevi ugualmente ritirare i rifiuti. Quindi io torno a dire che il problema era in tutto il ciclo e non solo negli impianti. Dentro questo ci sta tutto. Criminalità compresa».

Ma nei fatti le cosiddette ecoballe di questo cdr, adesso giacciono tutte lì
«Quegli impianti non sono mai stati in grado di produrre un buon materiale. E già quando ero sub-commissario dicevo che per smaltire quelle ecoballe ci sarebbero voluti vent’anni, adesso si parla di quaranta. I rifiuti sono ancora tutti lì, un ciclo che stenta a partire, impianti che ancora non ci sono e il trattamento intermedio che è quello del cdr non è un problema solo campano. Qua il trattamento era propedeutico al cdr di qualità che sapevamo benissimo non esserci. Ma tutto era legato al fatto che Fibe doveva far credere alle banche che avevano finanziato il progetto che quello che veniva stoccato era un prodotto con un già suo valore economico importante: quindi avevano fatto credere che stavano stoccando soldi e non rifiuti».

Ma perché parla di banche?
«Perché il progetto non fu realizzato con mezzi propri di Fibe come diceva la gara, ma attraverso un project financing che aveva portato a coinvolgere il soggetto pubblico in una sorta di responsabilità nei confronti del sistema bancario che in realtà nella gara non era previsto. A questo punto non era più interesse solo di Fibe ma anche del sistema pubblico verso le banche per tenere in piedi un progetto che non stava in piedi da nessun punto di vista».

Per il futuro come la vede?
«Bisogna smettere di pensare agli impianti come la panacea delle soluzioni e pensare all’intero ciclo che va costruito. Bertolaso dovrà riaprire alcune discariche, come sta già facendo, e quindi fare quello che non aveva voluto il prefetto di Napoli. L’ossigeno dato dalle discariche non deve essere utilizzato per fare niente, naturalmente. Ma va rivisto l’intero sistema dalle raccolte differenziate, agli Ato, ai Consorzi fra comuni ecc.».

Per le ecoballe quale pensa possa essere il destino?
«Per le ecoballe potranno essere definitivamente messi in sicurezza i siti laddove è possibile e mettere in moto un piano di rimozione di quelli che non possono diventare stoccaggi definitivi. Si può fare».

Lei è ottimista quindi sul futuro dell’emergenza nelle regioni del mezzogiorno?
«Vendola ha avuto il coraggio di dare un taglio e a lui e va tutto il nostro tifo. La Campania ha un altro anno di opportunità per poterlo seguire. In parole povere, il mio amico Bassolino deve risolvere la sua allergia alla parola “rifiuti” e riportare il tema nell’agenda politica del suo governo. Questa è l’unica strada».

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