[12/02/2007] Comunicati

Una coscienza ecologista per gli ex decisori mondiali, non solo come hobby

LIVORNO. Il premier francese Jacques Chirac annuncia il passaggio di testimone al candidato di centrodestra Nicolas Sarkozy e nel suo libro confessione traccia anche gli obiettivi per il suo futuro: rappresentare la coscienza ecologica mondiale, impegnandosi per creare l’Onu dell’ambiente già ipotizzata nei giorni scorsi al termine del convegno dell’Ipcc a Parigi.

Dall’altra parte del pianeta, in America, Henry Paulson pensa al suo futuro da ecologista, che per il segretario al tesoro di George Bush (in pratica il ministro del Tesoro) sarà un ritorno al passato, visto che da bambino sognava di fare il ranger. In ogni caso Paulson dopo aver creato nel 1986 una fondazione che difende gli uccelli da preda, nei mesi scorsi vi avrebbe trasferito circa 100milioni di dollari in azioni Goldman Sachs, (di cui è stato presedente per 8 anni) in attesa di poter assegnare alla Bobolink Foundation tutto il resto del suo patrimonio. L’idea per l’attuale ministro del tesoro è di guidare personalmente la fondazione per impegnarsi a tempo pieno nella difesa dell’ambiente e della fauna.

Al di là del fatto che non sono nuove le donazioni finalizzate magari ad ottenere qualche sgravio fiscale e di coscienza, quello che c’è in comune tra la notizia che arriva da Parigi e quella che arriva da New York, è che sembra diventato di moda impegnarsi per l’ambiente così come si pensa, una volta raggiunta la pensione, di coltivare un pezzetto d’orto.

Beninteso: ben vengano le prese di coscienza (che fanno comunque opinione), come quelle di Chirac e Paulson oppure come l’annuncio del miliardario britannico Richard Branson, che ha messo una taglia di 25 milioni di dollari per chi troverà una soluzione contro l’effetto serra, nonostante tra i suoi canali di business ci sia, oltre all’etichetta discografica Virgin, anche una flotta aerea che in fatto di emissioni di Co2 e di contributo all’effetto serra sicuramente non è affatto “vergine”.

Ma in ogni caso per quanto significative siano queste prese di coscienza, così come la povertà non si risolve con la beneficenza di Bill Gates, così i problemi ambientali non si risolvono con le premesse e gli investimenti (pur importanti) devolute a titolo personale ai fini ambientali, quasi come fossero hobbies .

Perché la coscienza ecologista non si è risvegliata a Chirac un po’ prima, mentre governava la Francia, prendendo decisioni forti e attuando decisioni coraggiose? E perché Henry Paulson non usa questo suo amore per la natura e gli animali per prendere decisioni di salvaguardia ambientale oggi, mentre è ancora ministro del tesoro dell’America di George Bush, che ancora continua a negare l’emergenza clima, la necessità di aderire al protocollo di Kyoto, e accenna qualche timido segnale di apertura verso la sostenibilità soltanto perché i sondaggi dicono che l’opinione pubblica statunitense imputa a Bush, tra le varie colpe, quelle di non aver fatto nulla per migliorare l’ambiente in cui viviamo?

Il singolo, per quanto ricco e animato di buone intenzioni, può fare ben poco in un sistema globale dove perfino se si parla di sostenibilità le multinazionali appaiono in fuga rispetto ai centri di potere. Dove l’equazione economia – finanza – orientamento della ricerca ha saldamente in mano le redini del potere decisionale, che ormai difetta alla politica.

Ecco perché la proposta di Chirac di un’organizzazione mondiale dell’ambiente in sede Onu non solo potrebbe essere terribilmente in ritardo ma anche insufficiente: all’Onu, piuttosto, sarebbe importante creare un organismo di governance per la sostenibilità dell´economia.

(La vignetta è tratta dal sito francese Leplacide.com: Chirac suona l´allarme perché il mondo sta finendo e per questo motivo lascia il suo posto a Sarkozy)

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