[09/02/2007] Aria

Cambiamo i motori, ma anche le abitudini (della politica e dei cittadini)

TORINO. Metalmeccanici e ambientalisti insieme per parlare di auto? Si, succede oggi a Torino, dove Legambiente, Fiom Cgil e Comitato Largo Respiro, con il sostegno della regione Piemonte, organizzano il convegno nazionale contro lo smog "Cambiare motori, ma soprattutto abitudini" al quale parteciperanno anche Fiat e ministro dell´ambiente. Torino è stata certamente scelta per il suo ruolo di "capitale" italiana dell´auto ma anche perché «tra le città italiane Torino è quella con la peggior media di micropolveri - spiega Vanda Bonardo, presidente Legambiente Piemonte e Valle d´Aosta - Nel 2006 ha fatto registrare 67 mg/mc di media Pm10 contro i 62 mg/mc di Verona e i 56 mg/mc di Milano (via Juvara). A Torino la media è cresciuta dal 64,9 mg/mc del 2005 a 67 mg/mc del 2006».

Inoltre, secondo i dati resi noti da "Eco dalle Città" che cura la documentazione preparatoria e successiva del convegno, Torino nel 2006 è stata anche maglia nera per i provvedimenti anti-smog 2006, con solo 240 ore complessive di blocco dei non catalitici, contro le 770 di Verona (più 84 di targhe alterne) e le 669 di Milano, inoltre le ore di applicazione delle targhe alterne a Torino sono passate delle 294 del 2005 a nessuna nel 2006. Nel capoluogo piemontese ci sono state solo 8 ore di blocco del traffico per le domeniche ecologiche nel 2006, 42 a Milano e 26 a Verona.

E mentre si parla e giustamente ci si confronta su questioni così importanti, piovono sui partecipanti all´incontro due notizie che lasciano perplessi. Il Governo infatti ha bloccato il piano antismog della Regione Lombardia. Si tratta di un ricorso contro il provvedimento che in Lombardia vieterà la circolazione dei veicoli euro 0 a benzina e diesel e gli euro 1 diesel in due tappe successive: dall’ottobre di quest’anno e dall’ottobre del 2008.

Stando a quanto si legge sui giornali di oggi il governo contesterebbe più la forma che il contenuto. Una delle contestazioni del ministero dei trasporti al provvedimento è relativa al fatto che “Divieti e limiti avrebbero effetto solo nei confronti dei residenti della Lombardia, con una evidente, irragionevole disparità di trattamento”.

La decisione del governo di bloccare questo piano, che era stato accolto positivamente un po’ da tutti a destra e a sinistra, lascia perplesso anche Ermete Realacci (presidente della Commissione Ambiente della Camera) che si è detto «sconcertato».

Del resto è di pochi giorni fa anche un’altra notizia, come dicevamo, che deve far pensare. In Toscana gli euro 0 potrebbero tornare a circolare. Almeno stando alla decisone del Tar che ha dato ragione ai ricorrenti (il Comitato euro 0) contro il provvedimento emesso dal Comune di Firenze. La motivazione è la seguente: «le auto euro 0 a benzina no cat incidono per il 5,1%, mentre le auto diesel euro 3 incidono per il 25% sulla produzione dell’inquinamento» e quindi «il ricorso per motivi aggiunti deve essere parzialmente accolto e il provvedimento con esso impugnato deve essere annullato (delibera di giunta n. 509 del 2006) limitatamente alla parte relativa alla classe di veicoli “auto e leggeri benzina no kat” (rientranti nella categoria Euro 0)».

Proprio questa sentenza del Tar ha fatto dire ai Verdi Lombardi che «I blocchi preventivi introdotti dalla Regione Lombardia devono coinvolgere anche le categorie successive di veicoli diesel non dotati di Filtri anti particolato. Crediamo sia necessario estendere la limitazione della circolazione almeno dei diesel euro 2 e 3, che secondo le analisi dell´Arpa hanno emissioni di Pm10 superiori alle euro 0 a benzina e comunque alte emissioni di ossidi di azoto».

I promotori del ricorso fiorentino avranno sicuramente le loro buone ragioni, sta di fatto che in questo modo non si va da nessuna parte. E sappiamo bene che il non fare ha degli impatti enormi. Blocchi del Governo, lunghe battaglie in Ue per le limitazioni delle emissioni delle auto, ricorsi al Tar, e ancora comitati contro le tramvie, contro le linee ferroviarie, stanno portando a un tutti contro tutti che non è certo la risposta cogente che serve per far fronte alle questioni sollevate pochi giorni fa dall’Ipcc a Parigi sul riscaldamento globale.

E la politica che fa? Dove è finita la sua necessaria funzione pedagogica e di sintesi? Al momento sembra più interessata a stare con chi avversa i propri avversari. Così a priori e specialmente scendendo dal livello regionale a quello locale. Il rischio è di scadere nel qualunquismo, ma non c’è niente di più qualunquista del non fare perché si ha paura di fare.

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