[09/02/2007] Aria

La CO2? Congeliamola in serbatoi d´acqua sotterranei

LIVORNO. I ricercatori dall´università di Leicester e della British Geological Society (Bgs) hanno proposto di immagazzinare la CO2 in enormi serbatoi sotterranei per ridurre le emissioni ed hanno addirittura identificato le aree più vocate in Europa occidentale.

La ricerca, pubblicata su "Planet Earth", spiega che la CO2 può essere immagazzinata a basse temperature in falde acquifere o in serbatoi geologici, immagazzinandola come gas idrato sotto sedimenti cementati. Un metodo alternativo alle pratiche correnti di sequestro geologico in sedimenti "caldi".

Recentemente citato negli accampamenti di Ameena della terra del pianeta ha spiegato: «Gli idrati, anche conosciuti come clatrati - spiega Chris Rochelle del Bgs - sono minerali cristallini che assomigliano al normale ghiaccio e si formano quando il gas e l´acqua congelano insieme ad alta pressione. Sono costituiti da molecole di acqua ghiacciata e molecole del gas bloccate al loro interno».

Gli esperimenti di laboratorio hanno svelato che l´idrato dell´anidride carbonica dovrebbe formare le strutture stabili in sedimenti sotto gli oceani. Impiegando tecniche geofisiche e modelli elaborati al computer i ricercatori hanno ha identificato un certo numero di luoghi in Europa occidentale per il potenziale immagazzinamento di anidride carbonica con questo metodo.
Inoltre, i geologi inglesi stanno valutando se la ricerca possa essere utile per la stabilità dei pendii sottomarini profondi e se possa contribuire al miglioramento nei rifornimenti idrici globali con ulteriore comprensione dei processi di desalinizzazione.

Per Il professor Mike Lovell, del dipartimento di geologia dell´università di e Leicester: «Il lavoro della ms Camps´ è la prima linea di ricerca sul gas idrato ed ha fornito alcuni risultati molto emozionanti, che evidenziano l´importanza dell´investimento in ulteriori studi sugli idrati. Le indagini sugli idrati naturali del metano aiuteranno la nostra comprensione del loro ruolo come rischio naturale, mentre gli idrati dell´anidride carbonica sono un dispersore potenziale per le emissioni di gas. Questo lavoro inoltre ha applicazione in altri campi quali la ricerca spaziale sugli idrati su altri corpi planetari».

Un report dell´università Leicester spiega che le emissioni di CO2 di centrali elettriche, raffinerie di petrolio, cementifici e acciaierie «potrebbero essere ridotte sostanzialmente, senza cambiamenti importanti al processo di base, bloccando ed immagazzinando il CO2. Altre fonti delle emissioni, quali trasporto e costruzioni domestiche, non possono essere affrontate nello stesso senso a causa di grande numero di piccole fonti di CO2».

Dopo il "bloccaggio", la CO2 deve essere trasportata in luoghi di immagazzinamento adatti attraverso condotte, la forma meno costosa di trasporto, oppure per via nave o via terra, modalità già usati per il trasporto del CO2 per altre applicazioni. La CO2 dovrebbe così restare imprigionata per centinaia o persino migliaia di anni, nei senza così raggiunge l´atmosfera, nei siti di immagazzinaggio, identificati sotto terra e negli oceani. L´immagazzinaggio del CO2 come liquido ed idrato avverrebbe sul modello di quanto già si sta facendo da anni per gli impianti petroliferi norvegesi dove un milione di tonnellate di CO2 l´anno viene già immagazzinata a Sleipner in un serbatoio dell´acqua salata sotto il Mare del Nord per abbattere le emissioni climalteranti.

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