[08/02/2007] Consumo

«Consumatori e ambientalisti insieme per indirizzare la grande distribuzione»

LIVORNO. Cittadinanzattiva è un movimento di cittadini, nato nel 1978, che opera per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori in Italia e in Europa. Giustino Trincia, vicesegretario nazionale di Cittadinzattiva, è a Livorno per partecipare al convegno promosso da Unicoop Tirreno sulle politiche di responsabilità sociale di impresa, in programma al lem di livorno (in piazza del Padiglione) con inizio alle 10,30 di domani mattina. Noi abbiamo colto l’occasione per spaziare sui temi del consumo razionale e sostenibile.

Trincia, che sosa s’intende per responsabilità sociale d’impresa e cos’è il piano sociale partecipato di Unicoop di cui si parlerà domani?
«Questa giornata di lavoro è in effetti dedicata ad avviare il piano sociale partecipato, che serve a coinvolgere i propri stackeholders nella definizione e attuazione delle proprie strategie. È una metodologia con cui al di là delle affermazioni di principio si può incidere sull’attività cooperativa. Con questa stessa procedura per esempio, l’anno scorso abbiamo elaborato la ristrutturazione di un supermercato di Gavorrano.
In particolare quest’anno con Coop avviamo tre programmi ben definiti: la selezione del personale, l’utilizzo della finanza aziendale e la sicurezza sui posti di lavoro. Sono ambiti impegnativi che danno testimonianza della volontà di Unicoop Tirreno ad aprirsi a un confronto a 360 gradi».

Anche se non è all’ordine del giorno del progetto che parte domani, come giudica l’impegno verso la sostenibilità da parte di Unicoop Tirreno?
«A me sembra che il versante ambientale sia uno dei punti di forza del movimento cooperativo, che incide significativamente con programmi e scelte che cercano di conciliare l’attività d’impresa col rispetto dell’ambiente. Sotto tutti i punti di vista: da quello della scelta iniziale degli insediamenti, fino al packaging e ai processi di produzione».

Non pensa che sul risparmio di materia (per esempio per gli imballaggi) e quindi sulla produzione di rifiuti, ci sia ancora molto da lavorare nel mondo della grande distribuzione?
«Io ritengo che ci si debba concentrare su due elementi: la prima è l’investimento in comunicazione e in campagne informative educative nei confronti dei cittadini, per un consumo migliore e più sostenibile. Perché l’offerta la fa prima di tutto la domanda. E poi ritengo che l’ulteriore passo in avanti da parte del mondo cooperativo sia un’apertura decisa a rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei consumatori, perché siano coinvolti direttamente in scelte strategiche. Per spiegarmi meglio credo che sarebbe matura la condizione per creare tavoli di confronto preventivo dove l’impresa possa raccogliere suggerimenti e proposte per fare scelte coraggiose per esempio sul fronte dei prodotti da commercializzare e delle confezioni da privilegiare. Vorrebbe dire quindi mettere finalmente in secondo piano il marketing e il commercio rispetto alla qualità del consumo».

E come Cittadinanzattiva, quali sono i vostri impegni sul fronte della sostenibilità?
«Da anni noi facciamo campagne per un uso responsabile e consapevole dell’energia inteso come bene comune e bene finito, di cui occorre farne un uso sempre accorto.
Del resto oggi l’impegno ecologista delle associazioni dei consumatori appare una scelta obbligata: viviamo in città che sono vere e proprie camere a gas e l’emergenza climatica è tale che c’è l’urgenza di esercitare una responsabilità diffusa e che sia assunta a partire anche dai cittadini, nostri primi interlocutori, la cultura del risparmio, energetico e non solo. Perché il problema non è produrre più energia per consumare di più, ma risparmiarla per consumare meglio».

La responsabilità di questa situazione emergenziale di chi è?
«Di tutti, noi ci battiamo per il risparmio energetico da parte dei cittadini perché soluzioni nuove a livello residenziale nelle nostre città consentirebbero di ridurre le emissioni inquinanti anche del 20%. Ma il problema è anche capire perché questo non si è fatto prima: e la risposta sta nel fatto che le imprese costruttrici hanno rallentato in molti casi l’evoluzione tecnologica dei loro prodotti e processi produttivi per smaltire scorte e sovraproduzioni».

Talvolta si dice che consumatori e ambientalisti non vadano troppo d’accordo. E l’accusa che spesso viene rivolta a voi è quella di impegnarvi per ottenere prezzi più convenienti al fine di poter consumare di più. Che cosa ne pensa?
«Io penso che una distinzione del genere sia ormai datata culturalmente e politicamente. Però è vero che oggi abbiamo l’obbligo di aprire una stagione nuova sia sul versante consumerista che su quello ambientalista. Serve una nuova sintesi perché effettivamente stiamo parlando di due facce della stessa medaglia, e cioè del cittadino».

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