[07/02/2007] Rifiuti

Fanghi di depurazione, la svolta secondo Cispel

FIRENZE. L’analisi che ha portato Cispel Toscana ad effettuare una proposta progettuale per lo smaltimento dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione civile non lascia dubbi: i fanghi prodotti aumentano ogni anno, a seguito della realizzazione del programma degli investimenti previsti nei Piani di Ambito delle sei AATO Toscane teso ad aumentare la copertura del sistema fognario e di conseguenza il numero di utenze allacciate agli impianti di depurazione esistenti o da realizzare. Le modalità per uno smaltimento sostenibile dei fanghi stessi risulta sempre più difficoltoso per la mancanza di impianti specializzati e per una normativa di settore ormai datata e non pronta a recepire le nuove direttive comunitarie in tema di riutilizzo dei fanghi stessi, come ad esempio per l’utilizzo agricolo. In Toscana secondo Cispel è evidente l’esigenza di decidere la realizzazione di siti idonei su scala regionale e sovraprovinciale non essendo concretamente pensabile la convenienza di disporre di tutte le alternative possibili su scala comunale o provinciale. Vediamo quali sono i numeri.
I gestori degli impianti di depurazione civili degli Ambiti Toscani attualmente producono circa
120.000 tonn./anno di fanghi provenienti dagli oltre 600 impianti di depurazione di acque reflue urbane che vengono riutilizzati e/o smaltiti con le seguenti percentuali: 50% in agricoltura, 35% compostaggio, 15% discarica (anno 2005). Il costo complessivo annuo per le operazioni di trasporto e smaltimento finale dei fanghi è pari a circa 8 milioni di euro a cui si devono aggiungere ulteriori 3 milioni di euro di costi per il trasporto dei fanghi liquidi dagli impianti di piccole dimensione a quelli di maggiore potenzialità e dotati di stazioni di disidratazione del fango. Un´altra considerazione da tenere presente è che tali quantitativi di fanghi vengono per la maggior parte avviati fuori regione per la mancanza di idonei siti e/o impianti di trattamento, con conseguenti aumenti dei costi di trasporto oltre che di inquinamento da traffico pesante. Attualmente le soluzioni possibili e regolamentate dalle norme nazionali e regionali per lo smaltimento finale dei fanghi sono: riutilizzo in agricoltura, compostaggio, discarica, incenerimento. Cispel analizza in modo approfondito i limiti di queste soluzioni che riassumiamo sinteticamente: impianti non adeguati alle normative (per discariche e inceneritori), difficile collocazione dei fanghi per carenza di terreni idonei, limitate possibilità per alcune soluzioni (come riutilizzo in agricoltura e compostaggio che sono sistemi integrativi e non sostituitivi di altri sistemi di smaltimento), difficile accettabilità sociale.
La proposta di Cispel per un’ottica di pianificazione regionale su tale problematica, si fonda su due punti cardine: la messa a punto di strategie di smaltimento alternative tese al recupero e valorizzazione delle caratteristiche dei fanghi civili di buona qualità in termini di riutilizzo agricolo utilizzando le proprietà ammendanti e fertilizzanti e/o alla produzione di energia da biomasse, che tutelino sia l’aspetto igienico sanitario che l’ambiente e siano compatibili dal punto di vista della fattibilità economica; riduzione del quantitativo di fanghi nel ciclo di processo da avviare allo smaltimento, attraverso la maggiore diffusione di processi depurativi mirati anche alla riduzione della produttività specifica dei fanghi in termini di Kg/Ab.eq. Tra le strategie di smaltimento alternative vengono prese in considerazione la fitomineralizzazione, il condizionamento e la gassificazione/pirolisi. Per la riduzione del quantitativo di fanghi nel ciclo di processo depurativo, premesso che la linea fanghi è una componente ineliminabile del processo, occorre che siano studiate ed inserite nei progetti dei nuovi depuratori o da inserire su quelli esistenti di una certa potenzialità, nuove tecnologie in grado di ridurre nella fase di stabilizzazione percentuali di fango di supero notevoli, anche con rendimenti del 60-70% attraverso processi biologici antagonisti o con trattamenti di idrolisi termica o ad altre soluzioni tecniche in fase di applicazione e studio in grado di poter dare delle risposte nel medio-lungo periodo.
Cispel poi si rivolge alla Regione rilevando l’opportunità di individuare delle filiere tecnologiche sia per quello che riguarda il trattamento delle acque reflue sia per ciò che concerne la gestione dei fanghi di depurazione, in modo da consentire sinergie ed economie in termini di ricerca, sperimentazione e sviluppo, realizzazione, manutenzione e gestione degli impianti di trattamento. Quale ulteriore elemento di indirizzo strategico, è necessario che le scelte di pianificazione a livello regionale individuino precisi percorsi orientati alla riduzione dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione, evitando che ogni gestore pubblico o privato individui una propria soluzione. Cispel in conclusione richiama ad una politica di pianificazione integrata e strategica: «se si stabiliscono standard più restrittivi per gli effluenti degli impianti di depurazione, e il Piano Regionale di Tutela delle Acque va in questa direzione, si avrà di contro una maggiore quantitativo di fango da smaltire: ogni decisione deve confrontarsi con questa realtà che ad oggi non ha ancora una politica di pianificazione strategica a livello regionale ma è lasciata alle diverse soluzioni da parte dei soggetti gestori sia pubblici che privati».

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