[07/02/2007] Aria

Fieri di pagare le tasse!

LIVORNO. Riuscite a immaginarvi un politico italiano che in piena campagna elettorale lancia uno slogan tipo “Più tasse per tutti”? Probabilmente no. Eppure in Francia sta accadendo una cosa del genere con il quotidiano di sinistra Liberation che ieri ha titolato a tutta pagina “Viva le tasse, no alla riduzione”, rilanciando una petizione firmata da economisti, industriali e politici dopo l’annuncio del candidato della destra all’Eliseo, Nicolas Sarkozy di voler ridurre la pressione fiscale dicendo qualcosa del tipo “meno tasse per tutti”.
Nella petizione lanciata per prima dal periodico Alternatives economiques tra i cui primi firmati c’è Jacques Delors, economista e presidente Ue fino al 1995 si legge che «Noi sottoscritti, assoggettati all’imposta sul reddito e per alcuni di noi all’imposta di solidarietà sulla fortuna , consideriamo i prelievi delle tasse come legittimi e siamo fieri di poter così contribuire alle spese pubbliche necessarie al progresso, alla coesione sociale, e alla sicurezza della nazione in sé».

Si riconosce di fatto che le tasse sono un elemento del legame sociale e uno strumento di redistribuzione, ancorché inevitabilmente imperfetto ma perfezionabile. sempre di più. Il punto casomai sta nell’efficienza della cosa pubblica e nella capacità di redistribuzione dei servizi da parte dello Strato.
E fra l’altro è bene notare che in Francia la pressione fiscale calcolata nel 2004 (fonte Istat) ha toccato il 45,4% del pil (in Italia era il 41,8%), mentre la media dell’Europa a 12 è di 41,6%.

A chi si chiederà “e l’ambiente che cosa c’entra?”, gli consigliamo di leggersi il nostro articolo (il link lo trovate in fondo alla pagina) del 28 settembre scorso dal titolo “W le tasse! Se equilibrate (socialmente) e finalizzate (ambientalmente)”.
L’articolo prendeva spunto dalla prima ipotesi formulata dal ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio di tasse destinate a penalizzare le auto che emettono più CO2, con l´obiettivo di mitigare gli impatti ambientali che l´oggetto sottoposto a tassa (cioè l’auto) ha contribuito a generare. Provvedimento che poi è finito in Finanziaria, non senza dolori e immancabili contraddizioni (vedi la deroga concessa ai suv).

Pecoraro Scanio riconobbe (e agì di conseguenza) che non è solo il settore dell’industria a produrre emissioni e che quindi bisogna agire da più parti, prevedendo di utilizzare i maggiori introiti derivati dalla tassazione sulle cilindrate delle auto, per incentivare con sgravi fiscali gli interventi volti al risparmio energetico in edilizia, oppure alla mobilità sostenibile. Che poi è anche un po’ quello che si prevede ad esempio del disegno di legge presentato da Ronchi, in cui i proventi della carbon tax che si vorrebbe mettere sul settore dei trasporti modulata sulle emissioni di CO2, andrebbero a finanziare interventi sul trasporto pubblico.

Ma tornando all’oggi, un nuovo elemento arricchisce il dibattito sui costi della sostenibilità e sulla necessità che si paghi un po’ di più per inquinare un po’ meno: in un altro articolo dell’edizione odierna infatti, chiediamo a un rappresentante dei consumatori se da parte loro siano disposti a pagare di più per un’auto che inquinerà meno. Sulla base delle stime elaborate dall’associazione europea dei costruttori, emerge infatti che vi sarà un maggiore costo derivato dalla costruzione di un’auto in linea con i limiti del prossimo venturo piano per ridurre le emissioni di C02 prodotte dalla mobilità privata.

Quando si parla di sostenibilità quindi, si pone senza dubbio un problema di equità sociale. Ma bisognerebbe anche introdurre un altro elemento di caratterizzazione della tassazione: un obiettivo concreto di mitigazione dell’impatto che l’oggetto che viene sottoposto a tassa ha contribuito a generare.

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