[06/02/2007] Urbanistica

Legambiente Carrara boccia il Piano regionale delle cave

CARRARA. Il piano regionale attività estrattive approvato dalle commissioni del Consiglio regionale ha fissato al 25% il quantitativo minimo della produzione complessiva di progetto, con esclusione del materiale destinato alla risistemazione ambientale, da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi, lastre ed affini.

Legambiente, la Provincia di Massa Carrara e il mondo sindacale chiedevano il 30%, ma soprattutto di introdurre meccanismi che impedissero l’aggiramento della norma da parte delle cave.
È infatti già possibile prevedere, secondo il circolo di legambiente di Carrara, «che la norma regionale del 25% in blocchi possa essere facilmente aggirata. Per esempio, per un certo numero di anni una cava potrà estrarre il 100% in detriti, sostenendo che si tratta di lavori preparatori e che i blocchi saranno estratti negli anni successivi; poi, se dopo anni di devastazione la concessione le sarà revocata, poco male: subentrerà un altro concessionario (magari un prestanome dello stesso) e il gioco potrà continuare ancora per anni.
Altro esempio? Basta prevedere per la risistemazione ambientale una percentuale elevata della produzione complessiva, ed ecco che il 25% della produzione restante può diventare il 15-10% o meno della produzione totale».

Legambiente è preoccupata anche per il fatto che sarà il Comune ad esercitare il controllo: «Anche oggi il Regolamento degli agri marmiferi del comune di Carrara precisa che l’esercizio delle cave di marmo è consentito esclusivamente per l’estrazione di marmo in blocchi - dicono gli ambeintalisti - ma a dispetto di ciò, grazie alla compiacenza del comune, si consente che solo il 17,1% dell’escavato totale sia costituito da marmo in blocchi (l’82,9% sono scaglie e terre); il 10% delle cave estragga esclusivamente detriti; il 36,5% delle cave estragga meno del 10% in blocchi (cioè il 90-100% sono detriti); in un altro 20% delle cave i blocchi siano solo il 10-20% dell’escavato; il 73% delle cave (per una produzione di 4.845.450 t/anno, pari al 94,2% della produzione totale) produca meno del 30% in blocchi: una dimostrazione dell’insostenibilità dell’intero comparto e dell’elusione del Regolamento, grazie alla compiacenza del Comune».

Affinché il Praer non si presti fin dalle premesse ad essere svuotato d’efficacia sono perciò necessarie secondo Legambiente misure ineludibili, come ad esempio «che il 25% in blocchi sia calcolato sul quantitativo totale estratto (non decurtato dei materiali necessari alla risistemazione ambientale) e che debba essere rispettato ogni anno, pena la revoca della concessione».

Torna all'archivio