[06/02/2007] Comunicati

Edo Ronchi: «Ecco le cose veramente da fare»

LIVORNO. Che un clima diverso sia necessario cominciare a impostarlo anche nel nostro paese, come segnale di una presa d’atto che il global warming è reale e che necessita di misure urgenti, lo sostiene anche Edo Ronchi (nella foto), su un articolo di oggi su l’Unità.
Gli abbiamo chiesto allora di concederci una intervista su questi temi e sulle misure che possono essere intraprese.

I rapporti sui cambiamenti ci indicano che non abbiamo più molto tempo per invertire al rotta e che se nel giro di un paio di decenni non prendiamo misure, sarà difficile frenare gli effetti già in atto. E’ d’accordo?
«Sì è così, e tra l’altro le azioni fatte servono da traino e quindi hanno un effetto positivo anche nei confronti dei più reticenti. Ma il problema è che bisogna mettere questi temi tra le priorità dell’agenda politica. Ci sono anche in Italia in agenda, ma non sono prioritari».

Quali sono le azioni che potrebbero essere intraprese da subito?
«Sono tante. Alcune magari un po’ più difficili da mettere in atto ma tante altre no. Non siamo più a dieci anni fa. Io ho provato a scriverle in un disegno di legge (AS 786) che ho presentato in Senato e che è stato firmato dalla gran parte dei senatori dell’Unione. Purtroppo è fermo perché non c’è pieno accordo con il governo, che a sua volta ha presentato un suo disegno di legge».

Il disegno di legge del governo è quello di Bersani?
«Sì, con lui ho un appuntamento giovedì per cercare di trovare un accordo».

Quali sono le differenze sostanziali tra i due disegni di legge?
«In pratica il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili.
Il mio propone di passare al sistema del conto energia alla tedesca, ovvero differenziato per fonti ma senza tetti. Quello proposto da Bersani mantiene il sistema dei certificati verdi con ciò che consegue».

Mi spieghi meglio quali sono le conseguenze.
«Con l’obbligo dello 0,35% come quota incrementale di rinnovabili e con tutte le esenzioni previste, l’incremento reale delle rinnovabili equivale a circa la metà del consumo nazionale. Se si tiene conto che il consumo di energia elettrica cresce mediamente del 2% l’anno, l’incremento delle rinnovabili con il sistema attuale dei certificati verdi, è addirittura inferiore a quello del consumo dell´energia elettrica. Quindi per aumentare la quota almeno del 25% delle rinnovabili, secondo quanto previsto anche dagli obiettivi europei, il sistema va modificato. La discussione è sul come».

Ma anche le reistenze sul territorio sembrano ancora molto forti.
«E’ senz’altro necessario rimuovere le resistenze alla realizzazione delle fonti rinnovabili sul territorio. Ci sono troppe moratorie, troppe lentezze, troppi ostacoli a livello di Regioni e Comuni. Sembra una gara a mettere i divieti. Occorre costruire un quadro condiviso delle nuove politiche energetiche fra lo Stato (e tutti i ministeri coinvolti), le Regioni e gli Enti locali, con un programma nazionale condiviso, coordinato da un Consiglio superiore dell’energia, formato da tutti i livelli istituzionali della Repubblica. Le rinnovabili richiedono piccoli impianti, diffusi sul territorio. Il ruolo dei Comuni per la loro diffusione è decisivo».

Spesso vi sono resistenze anche dal fronte ambientalista.
«E’ vero, l’ambientalismo dovrebbe parlare a un unica voce e permettere la realizzazione delle rinnovabili sul territorio. Certo che va assicurata la tutela ambientale, ma senza ipocrisie e infondate esagerazioni. Senza un forte sviluppo delle fonti rinnovabili (tutte) non è possibile fronteggiare il più grave problema ambientale della nostra epoca».

Oltre alle rinnovabili si parla però anche del carbone.
«Il tema carbone va tenuto in considerazione nel nuovo contesto delle priorità. Non può essere ignorato. Bisogna però promuovere la cattura e sequestro delle emissioni che produce, che con le attuali tecnologie sono il doppio di una centrale a metano».

Ma siamo ancora a livello di ricerca sulla captazione o no?
«La tecnologia è già oltre alla ricerca: si tratta di attuare queste tecnologie, che sono senz’altro costose, ma senza di queste il carbone emette CO2 il doppio del gas.
1000 megawatt fatti utilizzando il carbone emettono 5 milioni di tonnellate di CO2 e per risparmiare l’equivalente di emissioni ci vogliono 3000 megawatt di eolico (il calcolo è fatto con 2000 ore anno di funzionamento nell’eolico e 6000 ore del carbone) il rapporto è 1 a 3. Sarebbe assurdo quindi utilizzare il carbone con le attuali tecnologie. E’ come riempire d’acqua un vaso con un buco e allargare questo buco».

Oltre al settore dell’energia elettrica, c’è anche il settore dei trasporti che è ancora molto indietro.
«Certo anche il settore dei trasporti è prioritario: è necessario ridurre i chilometri percorsi e responsabilizzare chi li usa. Tutte le auto e gli autocarri in vendita, dovrebbero dichiarare ed esporre obbligatoriamente in maniera visibile, anche nella pubblicità, le emissioni di CO2 per ogni chilometro percorso.
E’ importante sia come sistema di autoregolamentazione ma servirebbe anche a proporre almeno una carbon tax nel settore dei trasporti proporzionata alle emissioni di CO2. Gli introiti della carbon tax sulle emissioni di gas serra nei trasporti dovrebbero essere destinati ad incrementare gli interventi per la mobilità sostenibile (mezzi pubblici più ecologici, treni, mobilità ciclopedonale ecc.). Chi inquina di più va disincentivato, deve sapere che pagherà di più.
Poi si dovrebbero aumentare le quote d’obbligo di biodiesel almeno per i mezzi pubblici e quelli nuovi dovrebbero essere alimentati a metano o a biocarburante.
Mentre nel settore dei trasporti privati, si dovrebbe ritirare fuori il progetto, che circolava anni fa, dell’auto in grado di fare almeno 50 chilometri con un litro. In quel modo si possono ridurre le emissioni, di circa il 75% di quelle della media delle attuali auto circolanti».

Anche in questo caso siamo già oltre la ricerca?
«Sì siamo ormai alla realizzazione tecnologica e non più alla ricerca. Basta fare auto più leggere e con motori ad alto rendimento. La tecnologia giapponese è già avanti su questo e con il prezzo attuale del petrolio anche se costa un po’ di più è sicuramente più vantaggiosa».

Insomma di cose da fare ce ne sarebbero davvero tante.
«Le cose da fare ci sono. Ma deve cambiare il livello di priorità nell’agenda politica, altrimenti faremo solo qualche aggiustamento».

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