[06/02/2007] Aria

Segnali di fumo in un mare di polveri

LIVORNO. Eppur si muove! Timidamente, in punta di piedi potremo dire, ma comunque sia qualcosa anche nel nostro Paese si muove dopo la presentazione del rapporto Ipcc di Parigi. E’ certamente presto per parlare di effetto domino, ma i segnali cominciano ad arrivare. La decisione del blocco del traffico su tutte le regioni della pianura padana, previsto per domenica 25 febbraio ad esempio. Che come sostiene anche il ministro per l’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, naturalmente non basta. Perché quello che serve sono interventi strutturali e per questi i fondi previsti in finanziaria (270 milioni di euro in tre anni), per stessa ammissione del ministro, non sono certo sufficienti. Ma comunque utili almeno per avviare mutui, in attesa di poter spendere di più: 30 miliardi ipotizza Pecoraro Scanio, per far partire un piano di ammodernamento dei trasporti pubblici, in grado di offrire una alternativa al trasporto privato.

Un segnale quindi, quello che farà andare a piedi 16 milioni di cittadini, ma è senza dubbio una presa di coscienza forte della necessità di azioni che servano almeno a scuotere le coscienze di chi continua a credere che per noi ci sia ancora tempo.

Un riverbero del rapporto uscito dal vertice di Parigi, anche l’intervento della vicepresidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che come è normale che sia da parte di una rappresentante di categoria, seppur lamentando la non condivisione del piano sul taglio alle emissioni consegnato dall’Italia alla commissione europea (che ancora si deve esprimere, ndr) individua lucidamente alcuni punti critici della strategia del nostro paese rispetto al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto.

Sostanzialmente in due punti: il fatto che tutti i settori, che a vario livello contribuiscono alle emissioni, devono essere coinvolti nella strategia, a partire dal settore trasporti (lo rivendica naturalmente dal suo punto di vista, per il fatto che non è giusto che sia solo il comparto industriale a pagare per tutti). Secondo punto, il fatto che se non viene condotto un censimento delle emissioni e istituito un catasto nazionale, sarà difficile poter verificare se effettivamente i tagli sono stati dell’ordine previsto oppure no.

Un segnale della presa d’atto della necessità di agire e di cercare di coinvolgere anche i paesi sino ad ora recalcitranti agli impegni di Kyoto viene anche dal convegno organizzato a Washington da Aspen, l’associazione di cui in Italia è presidente Giulio Tremonti, che è arrivato a autodefinirsi «erede di una tradizione verde di destra che ha radici in Goethe e Malthus».

In quel convegno Tremonti richiama alla necessità di un ruolo protagonista dell’Italia e dell’Europa sulle questioni dell’approvvigionamento del metano e il ministro Bersani, sottolinea la necessità di «mettere insieme un tavolo cui possano sedersi Usa, Europa e paesi in via di sviluppo» dove pensare a misure fiscali come la carbon tax o un dazio da applicare alle importazioni sulla base delle emissioni di C02 prodotte nei processi di fabbricazione. E da Washington annuncia anche una nuova serie di misure per aumentare l’efficienza nell’utilizzo dell’energia in Italia, che vanno dall’edilizia agli standard dei motori elettrici delle industrie, alle modifiche dei beni di consumi individuali come le lampadine.

Segnali, timide prese d’atto. Ma finalmente qualcosa si muove.

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