[05/02/2007] Parchi

Il dopo Monticchiello e quei 61mila ettari di area protetta dimeticati

PISA. In un recente incontro di amministratori locali della Legautonimie a Firenze sono rimasto colpito dal fatto che dopo mesi di strazianti polemiche sulla Val d’Orcia i più ignoravano che lì da anni la regione aveva istituito una area protetta (Anpil) di ben 61000 ettari. Difficile fargliene una colpa dal momento che nessuno –neppure in loco - vi ha fatto mai concretamente riferimento. Così come nessuno ha ricordato che nel Piano regionale di azione ambientale (Praa) recentemente approvato si ipotizza – sempre per quel territorio con l’aggiunta dell’Amiata - perfino un parco nazionale.

A questa singolare situazione possiamo aggiungere anche il fatto che in tanto trambusto si sia ‘dovuti’ ricorrere ad una intesa in sede ministeriale per uscirne sia pure del tutto parzialmente. Quanto mai singolare perché se i numerosi casi più o meno affini e non solo toscani di cui tanto si è parlato e si parla per essere risolti in tutto o almeno in parte dovessero avere bisogno di questi interventi emergenziali –da vero e proprio pronto soccorso- vuol dire che c’è qualcosa che non funziona a dovere.

Ora, circa un anno fa il Coordinamento dei parchi toscani e la Legautonomie in un incontro a Livorno presenti il sindaco della città e il presidente della provincia nonché rappresentanti di aree protette ed enti locali pisani chiesero all’assessore Artusa di discutere della situazione delle nostre aree protette partendo dalla legge che - superato ormai il decennio - ha bisogno –specie dopo l’approvazione della legge regionale sul governo del territorio del 2005- di più d’un aggiustamento e d’una verifica proprio a partire dalle Anpil ma non solo. L’assessore Artusa accolse calorosamente questo invito e assicurò che ciò sarebbe avvenuto in tempi brevi. Purtroppo da allora non è successo niente anzi è successo molto ma come abbiamo visto di parchi e di aree protette non ha parlato nessuno né dei toscani né dei romani che pure non hanno risparmiato critiche, consigli e lezioni specialmente ai sindaci.

Non so se l’Anpil della Val d’Orcia nella sua mostruosità dimensionale che ne evidenzia la strumentalità e l’insostenibilità abbia – per pudore - fatto da freno. Certo è che nascondere sotto il tappeto urbanistico e paesaggistico il ruolo delle aree protette crea solo imbarazzo e rende equivoca una situazione che la regione non può più eludere. Tanto meno nel momento in cui -sia pure con grande fatica e lentezza- stanno per ripartire anche i tre parchi nazionali e in primis quello dell’Arcipelago. L’impegno assunto a Livorno è più che mai valido e reso semmai più urgente dalle ultime vicende, ecco perché confidiamo nella sensibilità dell’assessore Artusa ad avviare finalmente un confronto chiaro e trasparente senza omissis che coinvolga tutto il sistema istituzionale e dell’associazionismo.

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