[02/02/2007] Comunicati

Ipcc e clima: dietro lo scontro lessicale c´è lo scontro politico sulle risorse

LIVORNO. Gli scienziati dell´Ipcc, dopo defatiganti riunioni notturne insieme ai rappresentanti di 113 governi di tutto il mondo, hanno finalmente raggiunto un accordo sul documento finale di Parigi sul riscaldamento climatico e sono giunti ad una conclusione preoccupante: Secondo il "Climate Change 2007: The Physical Science Basis", che non lesina parole forti, il mondo ha appena cominciato a scaldarsi, temperature più calde ed aumenti nel livello del mare «continueranno per i secoli, non importa molto come gli esseri umani controllano il loro inquinamento». Diversamente da quanto fatto nel 2001, il rapporto collega il riscaldamento climatico anche al recente aumento di uragani più forti.

Il problema che ha diviso i partecipanti al meeting sembra lessicale ma è sostanziale: la formula finale adottata afferma che il riscaldamento del pianeta è «molto probabilmente causato dall´uomo e non si potrà fermare per i secoli», e nel report finale dell´Intergovernmental panel on climate change si legge: «Il riscaldamento diffuso dell´atmosfera e dell´oceano osservato, insieme alla perdita della massa dei ghiacci, supporta la conclusione che è estremamente improbabile che il cambiamento globale di clima dei 50 anni scorsi potesse essere spiegato senza una forzatura esterna ed molto probabile che non sia dovuto solo a cause naturali conosciute». L´Ipcc usa la frase «molto probabilmente» per indicare che al 90% c´è la certezza che il riscaldamento globale è causato dai combustibili fossili bruciati dall´uomo. Una conclusione che rende quasi impossibile dire che colpevoli del Global warming siano le naturali oscillazioni climatiche.

Un nuovo e più crudo linguaggio caratterizza le 20 pagine del rapporto Ipcc rispetto all´ultima relazione del 2001, che diceva che il riscaldamento era solo "probabilmente" causato dall´attività umana, ma non è passata il tentativo di una parte del mondo scientifico di far scrivere che il riscaldamento globale sarebbe determinato virtualmente dall´uomo, che nel gergo dell´Ipcc porterebbe ad una certezza del 99% sulle sue cause artificiali.

Ma al contrario di quanto si poteva supponere, le proiezioni di aumento del livello del mare e di innalzamento delle temperature sono un po´ più basse di quanto indicato nel rapporto del 2001. Per gli scienziati questo sarebbe dovuto alla messa in campo di azioni di mitigazione che avrebbero effetto su alcuni effetti drammatici globali. Anche se molti scienziati però non concordano con questa valutazione troppo prudente e dicono che l´aumento del livello del mare potrebbe essere più forte a causa della fusione delle calotte polari.

Ma come hanno spiegato diversi partecipanti il rapporto è basato su anni di ricerca e dati solidi e forse appare conservatore perché gli scienziati per la loro natura sono scettici.

La resistenza di chi non vuole accettare che l´uomo sia il principale responsabile del riscaldamento climatico stavolta è stata flebile e fortemente minoritaria ed il Panel Ipcc giovedì ha trovato rapidamente l´accordo su due delle questioni sulle quali la polemica è più forte: ha attribuito al riscaldamento globale ed alla combustione delle risorse fossili e lo ha collegato al recente aumento di uragani più forti.

«La nostra speranza è che i decisori politici siano convinti da questo messaggio - ha detto Riibeta Abeta, un delegato della piccola nazione insulare di Kiribati, che rischia di scomparire nel mare che sale – speriamo di aver ottenuto il nostro scopo: che si muovano».

A fare resistenza sarebbe stata soprattutto la delegazione cinese, che pensava all´enorme bisogno di combustibili fossili per soddisfare la richiesta di energia del suo caotico sviluppo.

Diverso invece il ruolo della delegazione Usa che ha tenuto un basso profilo durante il dibattito, mentre l´attività svolta da Susan Solomon, un climatologo di fiducia del governo, sembrerebbe essere stata essenziale per raggiungere un rapido accordo. Nonostante questo il consigliere scientifico di Bush, John Marburger, ha detto che il presidente americano «continua a rifiutare i limiti obbligatori sui cosiddetti gas serra».

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