[01/02/2007] Rifiuti

Grassi: l´accordo sui rifiuti «è una grande cosa»!

FIRENZE. La firma di ieri dell’accordo sui rifiuti dell’area metropolitana di Firenze è certamente un fatto positivo. Ci si è arrivati dopo un lungo e partecipato percorso. Che ora entra nel vivo con il necessario e cogente passaggio tra il dire e il fare. Ne abbiamo parlato con Mauro Grassi (Nella foto), già ricercatore dell’Irpet, oggi dirigente della Regione Toscana nel settore ambiente e territorio che, proprio relativamente all’accordo di ieri, ci dice cose interessanti.

«Questa firma – comincia Grassi – è una grande cosa per diversi punti di vista. Il principale è che con questo accordo si sono superati i campanilismi tipici toscani. Le comunità locali hanno trovato un’intesa grazie alla quale saranno tutti proprietari e tutti clienti degli impianti, e con tariffe uguali per tutti. Un passo davvero di grande rilievo a livello istituzionale».

E´ stato ricordato che la Regione ha messo a disposizione un finanziamento di 6 milioni di euro per le azioni di riduzione dei rifiuti e di 8 milioni di euro per l’incremento della raccolta differenziata, da destinare prioritariamente ai progetti finalizzati al conseguimento degli obiettivi regionali nei comuni sede di impianti. Ma questi soldi sono solo per l´area metropolitana?
«No, assolutamente. Questi finanziamenti riguardano tutta la Toscana. La Regiona dovrà poi scegliere quali sono le aree che necessitano di maggiori impegni economici, sulla base dei progetti che hanno in programma. Ad esempio chi vorrà intraprendere la strada della raccolta porta a porta avrà bisogno di più soldi».

Nell´area metropolitana, dunque, un accordo si è trovato. Nel sud della Toscana istituzioni e imprese, in particolare nelle zone di Siena e Grosseto, si muovono e interagiscono in modo costruttivo. Sulla fascia costiera, invece, non sembra esserci la stessa vitalità. Nell´Ato di Livorno operano quattro aziende e nonostante una distanza di 20 chilometri da Pisa, siamo ben lungi dal dialogare sul futuro Ato della costa. La Regione, secondo lei, potrebbe replicare il ruolo svolto per l´area metropolitana anche sulla costa?
«Certo, non vedo perché non dovremmo farlo, sempre che siano le istituzioni locali a chiedercelo. La governance delle criticità è proprio una tra le più avanzate funzioni della Regione».

Uno dei punti di criticità della Toscana, però, sono anche i tempi.
«La regione ha scelto la strada del decisionismo democratico. Una partecipazione, in particolare sulle tematiche ambientali, che è necessariamente lunga. E’ una scelta, lo ripeto, consapevole e che sappiamo ha come conseguenza quella che qui i tempi sono i più lunghi d’Italia. Ma noi non crediamo alle scelte dall’alto, al Principe illuminato, è una cosa che non è proponibile in Toscana. Ma per fortuna questa è anche una regione che non distrugge per tradizione le cose belle del suo paesaggio e quindi c’è una cultura già forte in questo senso».

Però la politica deve ad un certo punto arrivare a prendere delle decisioni altrimenti il percorso, pur virtuoso per la sua ampia partecipazione, rischia proprio di mortificare quest´ultima.
«Questa deriva era il rischio che stava correndo la Toscana, ovvero dover sempre ricominciare i percorsi da zero. Ma ora le cose sono cambiate e lo dimostrano le decisioni prese su corridoio tirrenico, termovalorizzatore della piana e rigassificatore».

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