[10/02/2006] Rifiuti

Cispel Toscana: «Si torna all´incertezza giuridica»

FIRENZE. «Chiederemo alla Regione Toscana di ricorrere contro il testo della delega ambientale che mette in discussione le scelte e gli investimenti fatti in Toscana». Anche Cispel Confservizi Toscana esprime un giudizio negativo, attraverso il suo presidente Alfredo De Girolamo sul nuovo Testo unico sull’ambiente. «Dopo che l’articolo 113 del Testo unico enti locali aveva tracciato un quadro giuridico a cui anche le aziende toscane si erano adeguate, con il decreto approvato oggi si riapre una grave fase di incertezza giuridica, che è destinata a mettere in grave crisi il sistema – dice De Girolamo – per l’acqua infatti, riprendendo le circolari interpretative del Ministero del dicembre 2004, si prevede che la gara per il partner privato debba essere antecedente o contestuale all’affidamento della gestione da parte degli Enti Locali. Per i rifiuti diventa invece obbligatorio in tempi molto stretti la gara per la concessione del servizio e si azzerano dunque le esperienze toscane».
«I provvedimenti del Governo e del Ministro Matteoli – sottolinea De Girolamo – mirano a screditare le scelte toscane, abbiamo applicato con molta sollecitudine la normativa nazionale sull’acqua e sui rifiuti e adesso il nuovo codice ambientale, cambiando le regole del gioco, mette in grave crisi il nostro sistema industriale che ha programmato investimenti e che rappresenta un modello avanzato di gestione efficace dei servizi pubblici».
Secondo il direttore generale di Cispel Toscana Andrea Sbandati «è positivo che si facesse un codice unico dell’ambiente». «Ma – fa notare – l’esito di questo processo giuridico non è stata una grande semplificazione, l’impressione è sul piano dell’architettura giuridica sia un’occasione persa».
Quanto al giudizio di merito, secondo Sbandati «vi sono aspetti abbastanza preoccupanti». Su tutti il fatto che «un settore, l’acqua, viene trattato in un modo e un altro settore, i rifiuti, in un altro». «Ma poi – si chiede Sbandati – che senso ha cambiare regole ogni due-tre anni? Mi sembra una cosa scarsamente civile. In più, l’impressione è che il ministero voglia metter bocca pesantemente sulle questioni regionali: a dispetto di una sbandierata cultura federalista, siamo davanti a una impostazione fortemente centralista».
«Sarei prudente nel liquidare come negativa la liberalizzazione del recupero – conclude Sbandati – perché non è sbagliata dal punto di vista culturale. In un paese come il nostro è un po’ rischiosa, ma non è del tutto negativa».

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