[24/01/2007] Consumo

La Fao: «Un terzo degli aiuti alimentari non arriva a destinazione»

ROMA. L´Organizzazione per l´alimentazione e l´agricoltura delle Nazioni Unite (lFao) oggi ha presentato il suo rapporto annuale (Sofa) e proposto cambiamenti importanti per il controllo ed il trasporto degli aiuti alimentari internazionali. Infatti il dato più preoccupante reso noto dalla Fao è che un terzo dei fondi stanziati per l´aiuto alimentare, circa 600 milioni di dollari, non arriva a destinazione, ma viene speso nei paesi donatori.
Il rapporto suggerisce, per una corretta amministrazione degli aiuti, che, dove possibile, i sussidi vengano forniti sotto forma di buoni alimentari o in contanti, piuttosto che con spedizioni di generi alimentari che spesso finiscono ai produttori ed ai mercati dei paesi beneficiari e distorcono il commercio internazionale.
Attualmente l´aiuto alimentare internazionale attualmente fornisce circa 10 milione tonnellate di prodotti all´anno per circa 200 milione di persone, per un costo complessivo intorno ai 2 miliardi di dollari. Un aiuto spesso essenziale ma che la stessa Fao riconosce che «a volte fare più danno che buono».

La Fao dice naturalmente che non esiste possibilità di sostituire gli aiuti alimentari per far fronte alle crisi umanitarie o alla fame cronica «l´aiuto alimentare – si legge nel rapporto - ha salvato indubbiamente milioni di vite ed assolve ad altre funzioni importanti come l´assistenza ai bambini per il loro mantenimento a scuola ed il e complemento delle diete delle donne incinte».
Ma il problema è che i sussidi alimentari possono danneggiare i mercati locali ed insidiare la continuazione delle coltivazioni tradizionali, in modoio particolare «quando arrivano al momento sbagliato o raggiungono le persone sbagliate» Un altro problema è quello dello spostamento delle esportazioni commerciali una delle questioni che a Doha ha bloccato l´ultimo round sulle trattative commerciali multilaterali.

Al contrario dei sussidi in natura, secondo la Fao « i trasferimenti in contante di buoni alimentari possono stimolare la produzione locale, e rinforzare i sistemi locali dell´alimentazione» e stimolare così la ripresa economica e sociale, cosa che gli aiuti alimentari non fanno. Indirizzi condivisibili ma difficili da attuare, visto che fino al 90% di tutti gli aiuti alimentari sono legati a circostanze specifiche e drammatiche e questo spesso rende difficile usare il sussidio nella maniera più efficiente ed accertarsi che raggiunga efficacemente chi ne ha davvero più bisogno.

La Fao chiede anche di eliminare l´aiuto alimentare da governo a governo, e di arrestare «la monetizzazione„ del sussidio, per cui ogni quattro tonnellate di aiuti alimentari una è vendua nei mercati locali dei paesi beneficiari» e se è necessario, acquisire localmente o regionalmente i food-aid, cosa può essere di notevole beneficio per lo sviluppo agricolo in molti paesi in via di sviluppo. Tali acquisti non sono sempre desiderabili, tuttavia, poichè possono aumentare i prezzi locali.

Gli aiuti alimentari interessano 39 paesi ed il numero delle emergenze negli ultimi 20 anni è raddoppiato da 15 a 30 all´anno, e sono triplicate in Africa, ma il destinatario più grande dell´aiuto alimentare negli ultimi anni è stato la Repubblica di Corea Democratica, che riceve una media annuale di 1.1 milione tonnellate equivalenti del grano, oltre il 20% dell´approvvigionamento di generi alimentari totale del paese. Subito dopo vengono l´Etiopia e il Bangladesh vengono rispettivamente in secondo luogo e terzo.
Introducendo il rapporto Sofa, Jacques Diouf , direttore generale della FAO ha detto «in molti casi aiuto alimentare è usato perché è l´unica risorsa disponibile, non perché è la soluzione migliore al problema. Per quanto possibile, è sempre meglio per aiutare la gente ad insegnargli a pescare piuttosto che dare loro i pesci».

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