[24/01/2007] Parchi

Migratori a rischio clima, servono corridoi ecologici

LIVORNO. Il cambiamento climatico avrà effetti sempre più evidenti e drammatici specie migratorie, dalle balene, agli uccelli ed alle tartarughe, almeno a quanto si legge nel del Programma per l´ambiente delle Nazioni Unite (Unep ). Già oggi alcune specie, come le tartarughe verdi, resentano livelli elevati dei tumori, probabilmente legati all´aumento della temperatura del mare che favorisce infezioni. Mentre il declino delle popolazioni di balene del nord Atlantico è probabilmente attribuibile al declino della loro principale fonte di cibo, il plancton, a causa delle grandi correnti oceaniche.

Ma nel futuro a soffrire di più saranno le specie che migrano sulle lunghe distanze e che si troveranno davanti a rapidi mutamenti e perdite di habitat. Molte specie migratorie sono già oggi a rischio di una prossima estinzione ed una quantità sempre più ampia di animali e piante sta soffrendo per l´inquinamento e lo sfruttamento, la perdita ed il danneggiamento eccessivo degli habitat. Se il cambiamento del clima procederà incontrollato sarà difficile ottenere l´obiettivo di ridurre il tasso di biodiversità che l´Iucn si è dato con "count-down 2010".

Le specie migratori sono molto più vulnerabili – spiega l´Unep - usano habitat multipli ed un´ampia scelta di risorse durante il loro ciclo di migrazione, per questo l´Unep propone di difendere gli habitat integri, ridurre l´inquinamento terrestre, marino e dell´acqua dolce e chiede più sostenibilità, e promulgando misure per aiutare gli animali e le piante da fare fronte ed adattarsi ai cambiamenti climatici mondo climaticamente cambiato.

Per l´Unep e la Convenzione per le specie migratorie (Cms) « in un mondo climaticamente cambiato, biodiversità e conservazione più sostenibilità, sono importanti economicamente e per la lotta contro povertà. In Kenia i parchi nazionali e la biodiversità hanno generato l´anno scorso 700 milioni di dollari da turismo. Se come conseguenza del cambiamento climatico si perdessero i parchi, gli elefanti, i leoni e i rinoceronti, gli effetti ricadrebbero sull´economia e la vita della popolazioni locali che dipendono in gran parte dal turismo. Per Robert Hepworth, segretario esecutivo del Cms «La forma migliore per permettere l´adattamento dei migratori alle condizioni ambientali in mutamento sarebbe quella di le emissioni di gas della serra del 60 / 80% che probabilmente è necessario per stabilizzare l´atmosfera. Ma sappiamo che il mondo non può più evitare una certa misura di cambiamento climatico, ora ed in avvenire, dobbiamo comportarci in modo da contribuire a difendere da questo ed a far adattare la fauna selvatica, da cui dipendono molte vite».

Per far questo occorre una rete di protezione degli habatat prioritari per i migratori, corridoi ecologici, protezione delle zone umide, salvaguardia e sostentamento delle specie più a rischio.

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