[23/01/2007] Aria

Pm10, ecco come, dove e cosa misurano le centraline dell´Arpat

LIVORNO. L’inquinamento dell’aria delle città italiane è molto preoccupante. I dati che negli ultimi mesi sono stati portati all’attenzione generale lo hanno messo ancora di più in evidenza. In Toscana è anche in corso un’indagine della Procura della Repubblica di Firenze che vede coinvolti amministratori regionali e comunali in quanto «non avrebbero contrastato come avrebbero dovuto l´inquinamento atmosferico e non avrebbero difeso come avrebbero dovuto la salute pubblica».

L’argomento sta, come è ovvio, particolarmente a cuore alla gente ed è per questo che greenreport ha deciso, con la collaborazione di Arpat, di chiarire almeno come vengono fatti i rilevamenti delle Pm10 (le cosiddette polveri ‘fini’), con che tipo di strumentazione e il grado di affidabilità dei dati stessi. Un viaggio che faremo a tappe e grazie al lavoro svolto dal direttore tecnico di Arpat Roberto Gori. Oggi cominciamo con le prime due: il sistema di rilevamento e gli indicatori.

Qual è e come funziona il sistema di rilevamento dei pm10?

«Il sistema di rilevamento della qualità dell’aria in Toscana è costituito da dieci reti provinciali, gestite da Arpat. Nella tabella del sito web sono riportate: la Provincia, il Comune, il nome della stazione, l’indirizzo, l’anno di attivazione, la classificazione della stazione e della zona e gli inquinanti monitorati.

La nascita di tali reti non è omogenea nel tempo, l’ultima per esempio è la rete provinciale di Massa e Carrara. Gli inquinanti monitorati sono: polveri totali, Pm10, SO2, CO, NOx, O3 e in alcuni siti, in relazione alle fonti di inquinamento tipiche dell’area, sono monitorati H2S, benzene e benzo(a) Pirene. In ogni stazione non sono presenti tutti gli analizzatori sopraelencati, ma solo quelli necessari, in relazione al tipo di zona e stazione.

In relazione alla normativa tecnica (Decisione 2001/752/CE) sono definiti il tipo di zona di monitoraggio (in relazione alla densità edilizia): urbana, periferica, rurale e il tipo di stazione (in relazione alle fonti emissive dominanti): traffico, industria, di fondo.

Il criterio di ubicazione delle stazioni deve garantire il monitoraggio di tutte le tipologie di zona e di stazione, con particolare riferimento alle stazioni di fondo urbano, che meglio rappresentano i livelli di esposizione della popolazione agli inquinanti.

Le reti provinciali sono in linea con questi indirizzi, o in quanto realizzate dopo l’anno 2000 o in quanto successivamente adeguate, in seguito all’approvazione del Piano regionale di Rilevamento della qualità dell’aria (Delibera della Giunta Regionale n. 381 del 12/04/1999).

La gestione delle reti è affidata ad Arpat, che attraverso i Centri operativi provinciali (Cop), effettua la raccolta dati, opera una prima validazione degli stessi per la realizzazione del bollettino quotidiano e per l’invio al sito web ed effettua una seconda validazione dei dati (di norma annuale) per la successiva elaborazione degli indicatori statistici previsti dalla normativa e la realizzazione delle relazioni sullo stato della qualità dell’aria dell’intero territorio monitorato.

Per volere della Regione, nel 2005 è stato realizzato il Centro di riferimento regionale per il controllo e l’assicurazione di qualità dei dati, contribuendo alla definizione della precisione e dell’accuratezza dei dati prodotti sul territorio regionale

Con tale struttura la Regione attua un preciso obbligo di legge che prevede a suo carico la verifica dei dati prodotti dai COP, rendendo disponibili attrezzature certificate di riferimento per la taratura degli analizzatori in campo e le competenze tecniche per il supporto e la verifica di correttezza delle procedure adottate al livello provinciale. In questa prima fase di attività, sono stati tarati gli analizzatori di ozono, attraverso uno strumento certificato dall’Istituto Nazionale di Riferimento e Metrologia di Torino (Inrim) ed è stata programmata una prossima campagna di verifica sugli strumenti di NOx e CO, tramite la distribuzione di standard secondari di riferimento.

La normativa prevede, inoltre, un ulteriore e superiore livello nazionale di riferimento, coordinamento ed indirizzo, che individua gli organismi nazionali incaricati di svolgere le funzioni tecniche, per garantire la qualità del sistema delle misure di inquinamento atmosferico, con i quali il Centro di Riferimento collaborerà.

Oltre alle reti pubbliche, in Toscana sono presenti reti private, nate su prescrizione dell’autorità competente per monitorare aree industriali e/o emissioni puntuali significative.

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