[22/01/2007] Trasporti

Naufragio della ´Msc Napoli´, Venneri: «Se non si definisce il danno ambientale ne succederanno altri»

LIVORNO. Il naufragio della "Msc Napoli", la grande portacontainer inglese che sta spargendo carburante e a quanto pare rifiuti anche tossici sulle coste di Sidmouth, nel Devon orientale rilancia il problema della sicurezza del traffico marittimo e dell´impatto sull´ambiente marino e costierio di sempre più frequenti incidenti. Chiediamo a Sebastiano Venneri, responsabile nazionale mare di Legambiente, cosa pensa di questo disastro in mezzo alla Manica.

«Il naufragio ricorda da vicino, anche per le modalità ed il luogo dove è avvenuto, un disastro ancora più grande, quello dell´Erika - spiega Venneri – e mette in evidenza per primo un problema: quello della discrezionalità del Comandante della nave che ha deciso ugualmente di prendere il mare di fronte all´arrivo di quella che si può considerare come la più grossa tempesta che abbia colpito l´Europa, l´uragano Kyrill. Nonostante questo la "Msc Napoli" è salpata dal Belgio diretta in Portogallo».

Ma perché un capitano di una nave dovrebbe prendere una decisione così avventata?
«Primo perché la normativa portuale lo consente, non ci sono norme per impedire che uno si infili in un uragano. Secondo perché le pressioni amatoriali sono fortissime e la figura del comandate di nave ha perso di peso, competenza e potere decisionale. L´importante è far viaggiare la merce a qualunque costo e il comandante è sempre più pressato dall´armatore che ragiona solo in termini di risparmi contrattuali, di accorciare i tempi di viaggio, di fare altre spedizioni. Il tempo in questo caso è davvero denaro, e si parla di centinaia di migliaia di euro. Il comandante – dice Venneri – ora è un tecnico che fa viaggiare le merci in automatico, non è più colui che decide del destino della nave o della sicurezza dell´equipaggio. L´imperativo a cui deve ubbidire è quello economico».

Ma così i rischi aumentano.
«Certo, e l´altra questione è il danno ambientale ed il mancato risarcimento dell´inquinamento che incidenti come questo producono».

Ma non ci sono le assicurazioni per questo?
«Il fondo assicurativo magari coprirà tutti i danni che ci saranno per le attività di pesca, i pescatori danneggiati, o i danni del petrolio sulle spiagge, ma la perdita della biodiversità non verrà né conteggiata né coperta. L´armatore può assicurare tutto quello che per lui potrebbe essere una perdita: la nave, la merce, i danni a terzi, ma quanto costa la sparizione di una prateria di posidonia o quella di una popolazione di gamberi della Manica che si riflette su tutta la catena alimentare marina? Se non si internalizza il costo di questi danni ambientali, il rischio di disastri di questa natura aumenta, è addirittura conveniente».

E perché?
«Il rischio vale la candela: l´assicurazione paga carico e nave e nessuno sa come rivalersi davvero su compagnie armatrici che spesso sono costituite da un uomo ed una nave. Così paga la collettività inquinata e non l´inquinatore. Legambiente chiede all´Unione europea di definire il danno ambientale per poter ottenere giustizia in sede internazionale».

Ma il problema non è anche che, come in questo caso, viaggiano merci miste?
«L´aumento del trasporto di merci via container per mare noi ambientalisti lo salutiamo con favore, ma la crescita è diventata esponenziale e certamente va controllata e regolamentata in maniera serrata. Il navigatore solitario Soldini si lamenta spesso perché durante i sui viaggi ha sempre più frequentemente a che fare con nuovi iceberg galleggianti di metallo, con i container persi dalle navi. Poi c´è il problema che le portacontainers trasportano merci miste, non ci sono navi dedicate, a bordo c´è di tutto, dai giocattoli cinesi, ai materiali infiammabili, alle sostanze tossiche e nocive e tutto viene trasportato con lo stesso standard di sicurezza».

E se un incidente simile succedesse da noi?
«Da noi incidenti così ed anche peggiori sono già successi, magari non hanno fatto il danno incalcolabile dell´Erika che inquinò 400 chilometri di coste. In Italia occorre salvaguardare immediatamente le aree protette marine, le Bocche di Bonifacio ed altre aree sensibili, poi rimane in piedi il problema del lavaggio delle cisterne a mare, come succede spesso anche nell´Arcipelago Toscano. Ma qualcosa abbiamo imparato. Per esempio a non fare lo sbaglio della petroliere "Prestige" in Spagna, dove la nave è stata portata al largo credendo di far bene ed invece così si è ampliato l´area di sversamento sulla costa. Per la "Msc Napoli" fortunatamente si è scelto di portarla più vicino possibile alla riva, questo rende più facili i soccorsi e limita l´area del disastro. Anche la Haven fu fortunatamente portata sottocosta in Liguria, fra lo strepito e le proteste di tutti i comuni, ma fu un sacrificio necessario, se non fosse stato fatto saremmo ancora a piangere un disastro ambientale ed economico ancora più grande».

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