[18/01/2007] Acqua

Ripubblicizzazione acqua, firmano i candidati lucchesi dell´Unione

FIRENZE. Dopo la batosta della “separazione” Vendola-Petrella, il movimento che lotta per l’acqua come diritto e per la ripubblicizzazione dei servizi idrici sembra riprendere vigore. Dopo l’inizio della campagna di raccolta firme per la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dei servizi idrici, a Lucca tutti i candidati dell’Unione per le primarie lucchesi del 4 febbraio (Del Chierico, Rossi, Tagliasacchi e Tambellini), hanno firmato la proposta di legge per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.

«La sottoscrizione della proposta di legge da parte di tutti i candidati costituisce un atto di impegno “politico” che accogliamo con interesse - dichiarano dal Tavolo lucchese per l’acqua e dal Comitato italiano contratto mondiale acqua - auspicando come previsto dal programma dell’Unione, che queste dichiarazioni di intenti si traducano presto in azioni politiche e nelle conseguenti decisioni a livello di Ato Toscana Nord». L’Ato della Toscana Nord (Lucca e Massa Carrara) è rimasto l’unico con una società di gestione degli acquedotti totalmente pubblica ad eccezione del Comune di Lucca che, con un amministrazione di centrodestra, aveva confermato la concessione dei servizi idrici ad una società mista pubblico-privata, portando le due società ad un contenzioso su cui è chiamato ad esprimersi il Tar.

In realtà dopo l’annuncio da parte del disegno di legge sulle liberalizzazioni che esclude l’acqua, la situazione si è fatta più distesa. «Non a caso l’acqua è rimasta fuori dal disegno – spiega il presidente della commissione ambiente della Toscana Erasmo D’Angelis – l’Italia ha fatto la scelta che aveva anticipato la nostra regione, e quindi adesso la raccolta di firme è perfettamente inutile a questo punto, perché è stata addirittura superata dagli atti di governo. Quindi ben venga la mobilitazione, anche dai candidati lucchesi dell’Ulivo che vogliono dare un segnale agli elettori, ma sinceramente io ora investirei le energie in altri campi: sull’acqua le idee del governo sono ben chiare e rispettano gli impegni presi in campagna elettorale» .

La Toscana è stata la prima regione, a livello nazionale, ad applicare il modello di gestione pubblico-privato per il servizio idrico integrato. Un modello che, come pare confermare anche lo studio presentato nei giorni scorsi da CittadinanzaAttiva, secondo il Tavolo lucchese per l’acqua e il Comitato italiano contratto mondiale acqua, «ha fatto incrementare le tariffe e peggiorare i servizi a tutto vantaggio delle aziende private che hanno incrementato oltre misura i loro profitti. Dalla Toscana è però partito un vasto movimento che già negli anni scorsi ha raccolto ben 43.000 firme per una proposta di legge che è stata poi bocciata dal consiglio Regionale nonostante il parere favorevole di PRC, PDCI e Verdi».

Ma a proposito dei dati diffusi da CittadinanzAttiva l’assessore alle riforme istituzionali della Toscana Agostino Fragai ha spiegato che «la legge Galli ha prodotto un’inevitabile crescita delle tariffe perché tutti i costi, anche gli investimenti, sono ricompresi nella tariffa pagata dai cittadini. Il primo obiettivo che ora dobbiamo porci è quello di ridurre sprechi e diseconomie. Con la proposta di legge sui servizi pubblici locali che stiamo scrivendo e che presenteremo a marzo vogliamo costituire un’authority che con grande trasparenza e in modo scientificamente rigoroso controlli e vigili sulla qualità del servizio e sulle tariffe applicate. Vogliamo anche - conclude l’assessore Fragai – una maggiore uniformità di tariffe tra i diversi ambiti per evitare le palesi, e in gran parte ai più incomprensibili, difformità di costi tra i cittadini di una stessa regione».

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