[18/01/2007] Comunicati

Castellina sul Social forum: «Ha perso importanza perché hanno preso importanza i suoi figli»

ROMA. Il Social forum per la prima volta si svolge in Africa e questo probabilmente ha una valenza emblematica per quello che il continente rappresenta a scala pianeta. Questa riflessione, ma soprattutto quelle legate alla necessità di una diversa consapevolezza da parte degli organizzatori del forum nei confronti della capacità di produrre decisioni e governance mondiali, abbiamo provato a farla con Luciana Castellina.

«Il social forum mondiale a Nairobi possiamo dire che è la tappa finale di una vicenda positivamente conclusa e che è iniziata con l’anteprima a Bamaku nel Mali, vera e propria prova generale del forum. Certo in Mali c’è stato uno sviluppo più equilibrato rispetto al Kenia. Nairobi sarà un inferno dove la miseria è talmente grande che ti accoltellano per una briciola di pane. Sarà un forum molto blindato e anche per questo molto indicativo della situazione delle grandi metropoli africane. Ci sarà quindi anche poco contatto con la popolazione e anche questa sarà un altra caratteristica, emblematica, di questo forum».

Una domanda che viene da farsi è proprio quanta e come sarà la partecipazione degli africani.
«Già a Bamaku ci sono stati problemi di partecipazione, perché la struttura dei trasporti è rimasta ancora ai livelli coloniali. E’ più facile andare da Addis Abeba o a Roma che non a Nairobi. Gli spostamenti sono difficilissimi e carissimi. Ma già a Bamaku si è vista una grande voglia di partecipazione».

Da porto Alegre dove è nato nel 2001 il primo forum mondiale, quanti passi sono stati fatti per accorciare le distanze verso un mondo diverso?
«Purtroppo le distanze sono addirittura cresciute drammaticamente. Senza dubbio il senso del movimento, e la sua funzione di presa di coscienza hanno avuto evoluzioni importanti e senza presa di coscienza dei problemi è difficile passare alla loro soluzione. Dopodichè il problema che ha avuto e che ha il movimento è come tradurre la presa di coscienza in atti concreti. Solo in America Latina gli effetti si sono visti. Là comincia ad esserci bene o male, dal Cile alla Bolivia all’Uruguay fino all’Argentina, mentre questo non è avvenuto invece né in Europa nè in Africa.
L’Africa è ormai un continente in preda alle guerre che a parte quelle del petrolio, che interessano il medio oriente, sono tutte legate alla rapina delle risorse e al loro sfruttamento, e che riescono a produrre antagonismi etnici più o meno manovrati. E’ importante allora il fatto che in questo forum si terrà una prima riunione per creare un tribunale dei popoli sulle guerre africane, per capire in quale misura siano frutto della lunga mano del nord e quanto delle oligarchie locali che le mantiene».

Ma quanto è rimasto del movimento di allora e quanto è cambiato?
«Va detto che non c’è più il movimento di allora delle grande manifestazioni. E c’è anche meno interesse mediatico perché i giornalisti ci vanno di meno, dato che l’attenzione dei mass media ce l’hai quando c’è 1 milione di persone che sfilano per le strade. C’è quindi una grande difficoltà di incidere ma è stato fatto un grandissimo lavoro di networking locali, sono cresciuti i movimenti regionali: in America Latina, in Amazzonia, nelle Ande. In Marocco è stato organizzato un forum di tutto il Magreb, impensabile prima. C’è una grande messa in rete dell’esperienza e della costruzione di reti. Quindi il social forum mondiale ha perso importanza perché hanno preso importanza i suoi figli».

Lo spostamento delle denunce sui cambiamenti climatici dalle sedi del mondo della scienza e dell’ambientalismo a quello degli economisti, quanto potrà aiutare il lavoro del movimento?
«Sono molto scettica sulle grandi denunce a cui non segue risposta del che fare. Il film di Al Gore ad esempio, va benissimo, è un meraviglioso documento, ma in quel film non c’è una parola sul che cosa fare di fronte a questi scenari apocalittici, resta lo sgomento. E il timore è che poi qualcuno allora turi fuori solo la soluzione del nucleare, che oltre ai problemi di sicurezza sappiamo essere legato a fonti finite, alla produzione di scorie e a costi di smantellamento finali. Insomma un modello vecchio. Non credo che le denunce a cui non segue una risposta alternativa siano producenti, anzi creano l’effetto opposto. Del social forum potremo anche criticare che sono delle formichine e che spesso si perdono nei dettagli della iniziativa dal basso, dovuta anche ad una diffidenza rispetto al quadro politico che li porta all’iniziativa locale, ma anche questa aiuta a far sì che la gente prenda coscienza che qualcosa si può fare».

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