[09/02/2006] Consumo

Prodotti alimentari invenduti ai più bisognosi

LIVORNO. Una volta si chiamava «Buon samaritano», adesso è cambiata la denominazione ma la sostanza è sempre quella. «Buon fine» è lo strumento attraverso il quale Unicoop Tirreno devolve ad associazioni e enti senza fini di lucro beni alimentari che rimangono invenduti, a cominciare dai cosiddetti «brutti ma buoni», ovvero confezioni ammaccate che non è possibile porre in vendita.

Lungo la costa tosco-laziale-campana, sono trenta i supermercati coinvolti nell’iniziativa, e sei gli ipermercati Coop (dato aggiornato a febbraio 2006). La distribuzione dei prodotti non venduti viene effettuata a mense frequentate da indigenti, ospiti di comunità, famiglie indigenti e case per anziani.

Unicoop Tirreno è stata battistrada di questa esperienza: il suo progetto sperimentale è divenuto un progetto nazionale, coordinato dall’Associazione nazionale delle cooperative di consumo, attraverso un apposito gruppo di lavoro. Si tratta di un’applicazione pratica dell’idea sostenuta dalla facoltà di agraria dell’Università di Bologna, il cui preside Andrea Segré, autore fra l’altro del libro «Lo spreco utile», ha messo insieme un gruppo di studenti e dottorandi per osservare gli scarti dei supermercati.

Ne deriva che il «last minute waste» può diventare «last minute food». Come accade nei supermercati Coop.

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