[09/02/2006] Consumo

«Il Pil è un parametro grezzo, da solo non basta più»

ROMA. «Questo modello è ormai insostenibile, c’è bisogno di un cambiamento qualitativo». Così Roberto Musacchio (nella foto), ambientalista storico ed attualmente deputato europeo, risponde alla domanda riguardante i consumi degli italiani ed il loro ricorrere al credito al consumo per non abbassare il tenore di vita. «Tutta la ambientalizzazione delle merci – dice Musacchio – è una grande questione che riguarda non solo i singoli cittadini e il diritto che hanno alla qualità dei loro consumi. Vogliamo fare qualche esempio? Vivere in case che risparmiano energia, disporre di prodotti biologici collegati al territorio. Sono questioni che rientrano non solo nel calcolo ambientale ma anche in quello economico».

Secondo lei, insomma, c’è bisogno di un diverso orientamento dei consumi della gente?
«Sì, ritengo di sì. Ed esistono anche occasioni straordinarie per farlo: penso al protocollo di Kyoto, che impone di ridurre le emissioni, di consumare meno energia. Il riorientamento delle scelte individuali deriva, ovviamente, da quello delle scelte economiche complessive. Sarebbe importante, ad esempio, incentivare e favorire, da parte delle istituzioni, pratiche e consumi virtuosi. Si danno incentivi all’agricoltura? Benissimo, ma siano concessi alle produzioni che si rivolgono alla qualità dei prodotti ed alla loro eticità».

Solo un problema di qualità, insomma: l’impressione è che la teoria della decrescita non la convinca granché.
«Al di là del dibattito ideologico-teorico, che comunque considero importante, cerchiamo di stare ai fatti: Kyoto è già una politica di decrescita: dice che dobbiamo far decrescere i consumi energetici, le emissioni atmosferiche, i trasporti impropri. Ci sono già cose che già prevedono decrescita: l’energia, per esempio. Il problema non è produrne di più, ma sprecarne di meno ed aumentare l’efficienza. Per stare vicino alla gente, visto come crescono le bollette dell’energia nelle case? Questo è sbagliato, ed è la conseguenza delle privatizzazioni. Ma se ci fossero aziende comunali che mandano in giro persone nelle case, indicando i comportamenti corretti, i modi per risparmiare energia, come già fanno in Germania, e come si comincia a fare anche da noi, sarebbe già un bel passo avanti».

Tutto vero, ma non si rischia di confondere l’efficienza nella produzione di energia con il risparmio energetico in assoluto? Com’è possibile produrre meno energia se comunque il volume complessivo della produzione aumenta, in ossequio all’obiettivo della crescita del Pil, mai messo in discussione?
«Ma quello non può più essere considerato un obiettivo condivisibile. Ormai il Pil è un parametro vecchio, oserei dire grezzo, perché mette insieme le spese per l’inquinamento e quelle per il disinquinamento. E’ necessario accompagnarlo ad altri indici, che prendano in esame l’occupazione, la qualità del lavoro, i parametri ambientali che ci sono. Ciò che appare necessario è uscire da una visione vecchia dell’economia e smettere di vederla in contraddizione con l’ambiente: non c’è economia senza integrazione con l’ambiente. Da qui, la necessità di affiancare parametri sociali e ambientali a quelli finora adottati».

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