[03/11/2006] Aria

Penalizzare chi inquina, promuovere e potenziare il trasporto pubblico

MILANO. Tassa ambientale sia e tassa ambientale sarà. E questa volta a Letizia Moratti sindaco di Milano non le si potrà dire (quasi) nulla dal punto di vista ambientale. La sua pollution charge, che scatterà il 19 febbraio, prevede infatti scaglioni diversi di ticket a seconda che il veicolo sia più o meno inquinante. Forse è la stessa cosa che sta facendo (faceva? farà?) il governo con la prossima finanziaria e la tassa sui Suv (o sulle grosse cilindrate?).

O forse non esattamente, perché Milano intanto non farà pagare un centesimo ai veicoli a metano o gpl. Neanche fossero euro zero e 3mila di cilindrata, se hai installato l’impianto a gas non paghi. Perché? Perché se si applica alla lettere la regoletta “chi inquina paga” il possessore di un’auto ad alimentazione a metano è probabilmente giusto che non paghi, visto che oggi questo risulta essere il combustibile meno inquinante con cui è possibile viaggiare.

Di tutto questo però (cioè di uno “sconto di pena” sul bollo per l’automobilista che ha deciso di viaggiare nel modo meno inquinante), a livello nazionale non c’è traccia. Ci si scanna sui cavalli, sui Kwh, sulle cilindrate ma a nessuno viene in mente di incentivare l’acquisto di auto a metano (eppure si darebbe il tanto caro colpo al cerchio e alla botte, vista la vasta gamma di veicoli bipower che sta commercializzando la Fiat, compresa la nuova panda, nella foto).

Ma qualcuno potrebbe immediatamente obiettare: e dov’è l’equità fiscale nel provvedimento della Moratti? Il pensionato che viaggia ancora su una vecchia Panda sgangherata pre-euro che non può comprarsi un’auto nuova come fa? Semplice, pagherà un po’ di più perché inquinerà di più! La verità è che le tasse ambientali non sempre coincidono inerzialmente con l’equità sociale, anzi. Molte volte è necessario scegliere quale sia la priorità, che nel caso di Milano è dettata dagli oltre 150 giorni l’anno in cui le centraline rilevano il superamento dei limiti di legge delle polveri.

“Ma si potrebbe introdurre elementi economici che consentissero di tassare solo chi ha redditi alti” direbbe qualcun altro. E allora proviamo a immaginarlo: via con un altro valzer di soglie, di ceti medi, di ceti medio-bassi, di ceti un po’ medio-bassi e un po’ medio-alti e di poveri che sono poveri perché in realtà, a volte, non sono altro che evasori...

La verità forse è che in un Paese normale (o in un comune normale) si dovrebbe dire prima: ok, metto questa tassa sull’ambiente, perché stimo di ricavare da questa tassa tot, che sarà reinvestita per potenziare il trasporto pubblico locale.

Partendo da questa considerazione Legambiente ha chiamato a raccolta per il prossimo 5 dicembre le associazioni di pendolari e gli utenti di trasporto pubblico per discutere della Pollution charge. Lo scopo dell´incontro è migliorare il piano presentato dal Comune di Milano e arrivare a una convenzione di mobilità che interessi tutta l´area metropolitana.

«E´ fondamentale incrementare la mobilità alternativa e offrire ai cittadini e ai pendolari un servizio pubblico integrato (treni, autobus e metro) e forme di mobilità nuove (bici, moto e auto ecologiche a noleggio o in car sharing) realmente disponibili e sicuri – afferma infatti Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente - L´offerta di trasporto pubblico è il tallone d´Achille della pollution charge milanese: sono necessarie nuove linee per collegare attraverso i mezzi pubblici le cittadine dell´hinterland milanese e integrare le tariffe per legare il trasporto urbano a quello interurbano».

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