[30/10/2006] Parchi

La Lipu all’Ue: «Basta con l’importazione di uccelli selvatici»

PARMA. Un traffico imponente e sconosciuto: 3mila specie di uccelli commerciate per diventare animali da compagnia, e il 90% delle importazioni è per l’Unione Europea, uno o due milioni di esemplari all’anno, un traffico di biodiversità che sottrae all’Africa, al Sud America e all’Asia pappagalli, tucani, passerriformi, spesso trasportati clandestinamente e in condizioni terribili, tanto che solo il 40% dell’avifauna catturata arrivava vivo sui mercati europei.

Il commercio di uccelli selvatici ha portato all’estinzione 52 delle 133 specie di uccelli scomparse negli ultimi 500 anni e in tempi più recenti sono scomparse per questo motivo ben 63 specie a rischio imminente di estinzione (critically endangered) sulle 179 censite. Secondo l’Iucn, a causa di questo traffico 88 specie di uccelli sono oggi ad alto rischio di estinzione in natura su scala mondiale e il 10% delle 2mila specie classificate come minacciate di estinzione (Threatened e Near threatened) è messa in serio rischio.

Un anno fa l’influenza aviaria consigliò alla Commissione Europea di vietare temporaneamente l’import di uccelli selvatici e ad mese alla scadenza del divieto Lipu e di BirdLife International, chiedono «alla Commissione Europea di rendere permanente il divieto di importare uccelli selvatici nell’Unione Europea».

Per Clairie Papazoglou, responsabile di BirdLife Europa «il commercio di uccelli selvatici è diventato insostenibile e una rimozione del divieto in Europa causerebbe gravi pericoli per molte specie».

Ma per qualcuno la proibizione del commercio legale potrebbe andare a favorire il già esteso e proficuo traffico illegale di animali da compagnia e collezione.
«Non siamo d’accordo con questa teoria – spiega Elena D’Andrea, direttore generale della Lipu – Vi sono al contrario evidenze che confermano come il divieto di import dell’Unione Europea abbia ridotto anche questo tipo di commercio».

Torna all'archivio