[30/10/2006] Recensioni

La Recensione - Adottare l’Arno e i suoi paesaggi a cura di Saida Grifoni e Leonardo Rombai

FIRENZE. Sono ormai quasi due anni che è uscito questo bel volume voluto da Italia Nostra e dalla Provincia di Firenze, reso però estremamente attuale, oltre che dal modo in cui sono trattati i vari argomenti, anche dal momento congiunturale dato che in questi giorni ricorre il quarantennale dell’alluvione e si parla di Arno a vari livelli.

Il libro, poco conosciuto, raccoglie testi di approfondimento di molti autori riguardanti vari aspetti del bacino dell’Arno: da quelli storico culturali, a quelli strettamente ambientali, all’indagine sulle fruizioni pubbliche e private delle acque, per arrivare fino agli aspetti artistici cioè quelli che legano l’Arno alla pittura e letteratura.

I testi redatti da esperti in problematiche relative al fiume Arno sono stati attuati per un corso di formazione ambientale che sperimentava un modello innovativo: l’incrocio dello strumento tradizionale come l’incontro diretto, con quello dell’attività in rete ai fini di progettare e gestire una “comunità” virtuale con finalità di ricerca, documentazione e alimentare dibattito.

“L’Arno e la Toscana del fiume, tra natura e cultura...” titola la sua introduzione Leonardo Rombai, noi diremo l’Arno è la Toscana del fiume e qualcosa di più dato che nel suo bacino risiedono oltre due milioni di persone ed il pil si aggira intorno a 4,5 milioni di Euro.
Solo se si conoscono storia, caratteristiche, processi evolutivi, criticità ed esperienze di produttiva convivenza e reciproco rispetto dell’uomo con il fiume e, d’altra parte si focalizzano gli errori commessi, si potrà far tesoro dell’esperienza accumulata e dare indicazioni per un cambio di marcia che porti ad un riavvicinamento (culturale) al corso d’acqua.

Un notevole contributo in tal senso, visti i numerosi argomenti affrontati, è fornito da questo volume. Vengono trattati gli aspetti geomorfologici, partendo dalle complesse vicende geologiche che hanno portato l’Arno nell’attuale configurazione geografica (formazione di un corso d’acqua con bacino unitario e sbocco nel mare Tirreno), attraverso la “fusione” dei bacini lacustri che nel Quaternario occupavano le aree del Casentino, Valdichiana, Valdarno superiore e della piana di Firenze.

Tali aspetti sono collegati alla conoscenza dell’idrologia del fiume (a regime torrentizio con piene talvolta rovinose alternate a periodi di siccità prolungata) per comprendere tutte le strategie di difesa dal fiume che sono state messe in opera nel corso dei secoli e che spesso purtroppo si sono dimostrate inefficaci e talvolta dannose.

Nel testo, scritto anche nelle sue parti più tecniche in maniera accessibile a tutti (in aiuto intervengono alla fine di ogni capitolo appendici di approfondimento ed un glossario per alcuni termini che possono risultare più ostici), non mancano riferimenti alle questioni più strettamente ambientali e naturalistiche: dalle pressioni antropiche e relativa qualità biologica delle acque, a riferimenti alla zonazione ittica, come pure approfondimenti sulla vegetazione fluviale del fiume Arno argomento scarsamente studiato e di cui esiste una letteratura limitata. La tutela e la valorizzazione dell’ambiente fluviale si effettua con un’azione ad ampio raggio su tutto il territorio del bacino, ma esempi virtuosi possono venire dall’istituzione e corretta gestione di parchi fluviali ed aree protette che devono venire incrementate (solo il 3,87% è la superficie protetta del bacino dell’Arno).

Uno specifico capitolo del volume è dedicato all’argomento ed all’analisi dei progetti in corso a cui si aggiunge una rassegna dei parchi lungo il fiume, o gravitanti sullo stesso, insieme ai parchi terrestri più importanti del bacino.

Ma Arno significa storia della sua valle e dei suoi abitanti fin dall’antichità (indizi di frequentazioni si hanno dal Paleolitico e Mesolitico), per passare all’importanza che aveva il fiume agli esordi della civiltà etrusca quando “rappresentava un importante mezzo di comunicazione, di passaggio di merci e di culture”. Parlare di Arno significa parlare di Firenze. La città “nasce in epoca villanoviana presso il guado all’altezza dell’attuale Ponte Vecchio”. Non tralasciando l’età romana, viene sottolineata nel libro l’importanza che ebbe l’Arno e la sua valle nel periodo medievale per lo sviluppo della città: costruzione di ponti, pescaie, gualchiere, opifici, mulini appartengono a questo periodo in cui tra l’altro il corso d’acqua era la via principale di comunicazione (ad esempio arrivava dal Casentino il legname marchiato “ad Usum Florentine Operis” il cui “prelievo” abusivo ha scaturito l’espressione ‘a ufo’).

Arno significa anche alluvioni (56 negli ultimi 1000 anni quelle che hanno colpito Firenze di cui 8 catastrofiche) ed interventi per ridurre il rischio idraulico ad incominciare dalla politica territoriale dei Medici «sotto i primi tre granduchi (Cosimo, Francesco e Ferdinando che regnarono dal 1537 al 1609) la maggior parte degli interventi della magistratura dei Capitani di parte Guelfa, preposta per volere di Cosimo I ai lavori pubblici, riguardavano le opere idrauliche di regimazione di fiumi e torrenti e il consolidamento dell’alveo dell’Arno per evitare le continue tracimazioni...» che compromettevano anche la navigabilità.

Ci si accorse inoltre che il problema era anche il disboscamento e «Cosimo decise allora di imporre rigide limitazioni al taglio dei boschi sui monti». Forte impronta territoriale la lasciarono anche i Lorena con opere che hanno “segnato” l’andamento del bacino dell’Arno come l’”inversione” della Chiana che prima era affluente del Tevere. In epoca più recente XIX e XX secolo sono stati i mutamenti dell’agricoltura (opere di bonifica) e dell’economia ad influire sul territorio del bacino.

Nel volume, attraversando le varie epoche storiche, non è tralasciato il rapporto d’interesse che hanno avuto per l’Arno importanti scienziati, architetti ed artisti (Leonardo, Michelangelo, l’Ammannati, Buontalenti, Poggi, Fancelli, Galilei, Viviani...) che si sono confrontati con le problematiche del fiume che sono tutt’oggi attuali come la navigabilità, l’attraversamento del corso d’acqua, la sicurezza delle popolazioni, l’approvvigionamento idrico e la depurazione delle acque.

Il percorso, mai slegato, che fornisce al lettore nuovi chiavi di accesso a tutte o quasi le problematiche del territorio del bacino dell’Arno si conclude con il rapporto del fiume con l’espressione artistica (pittorica e letteraria). Ricordando le numerose “vedute” di Firenze e l’Arno ad incominciare da “La veduta della catena” (la xilografia originale è datata 1472-80) che “è la prima rappresentazione conosciuta di una città intera” concludiamo la recensione osservando il primo tratto del corso d’acqua (che merita ancora oggi tutela) aiutati dallo sguardo tradotto in versi di Renato Fucini che in un racconto della raccolta “Acqua passata” così descrive il fiume appena nato «L’Arno bambino, uscito di fresco alla luce delle viscere di mamma Falterona, muove i primi passi nel fondo e saltella e inciampa fra i sassi e si svoltola con la giovanile sua limpidezza tra le erbe delle sponde e si affretta canterellando. Buon viaggio e buona fortuna! E il piano di Campaldino si stende ricco di messi là in fondo»

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