[27/10/2006] Rifiuti

Mancano gli impianti per gli speciali, ma chi lo spiega ai comitati?

LIVORNO. «Bisogna innanzitutto riconoscere l’ottimo lavoro svolto dalla nostra polizia provinciale per arrivare a capo di questo traffico di olii contaminati che ha coinvolto una decina di province in tutto il territorio nazionale». Con queste parole l’assessore provinciale all’ambiente Rocco Garufo commenta l’operazione condotta dalle polizie provinciali di mezza Italia che vede coinvolta anche un’azienda livornese.

Assessore che cosa veniva fatto nella pratica?
«Si tratta di un reato piuttosto importante perché in sostanza questi olii contaminati da pcb anziché smaltirli negli impianti dedicati venivano riutilizzati come olii esausti».

E in quali impianti dedicati dovevano essere smaltiti?
«Questi impianti non ce ne sono in Italia se non forse uno. Mi diceva il comandante della polizia provinciale Luciani che sono solo all’estero, il che comporta molte spese da parte delle aziende, ma questo non giustifica un comportamento illegale».

Questo è vero, ma quale risposta di governo dà la provincia di Livorno per risolvere il problema ed evitare altri comportamenti illegali?
«Intanto bisogna dire non è solo una questione provinciale vista la mancanza di impianti del genere in tutta Italia. Io su questo tema ho una visione molto personale: secondo me bisognerebbe cercare di capire la reale produzione dei rifiuti speciali e soprattutto pericolosi, e poi dare risposte nei luoghi più prossimi della produzione…».

Non sarà una questione provinciale, però la Provincia di Livorno ha un suo piano dei rifiuti speciali che nessuno applica: non sarebbe uno strumento di governo in grado di dare risposte al problema?
«Il problema del piano provinciale dei rifiuti speciali è che va aggiornato, perché non ci dà l’analisi reale dei quantitativi prodotti. Noi abbiamo bisogno di capire e di potenziare gli impianti e di costruirne di nuovi. Questo ci permetterebbe intanto di passare da un approccio poliziesco a uno di governo. E poi le stesse attività di controllo sarebbero facilitate. Del resto la scelta che ha fatto il Ronchi in tema di rifiuti speciali è di lasciarli al mercato e se una ditta si propone di smaltire il prodotto a basso costo, perché poi lo fa illecitamente, è chiaro che attira molti clienti…».

Ma non pensa che se le aziende avessero la possibilità di utilizzare un impianto vicino, non sceglierebbero di mandare gli speciali all’estero o peggio di smaltirli illecitamente?
«In effetti secondo me bisognerebbe anche che le istituzioni riscoprissero il gusto della battaglia politica. Se io dico che devo fare un impianto per rifiuti speciali, il giorno dopo mi ritrovo 20 comitati che mi fanno le barricate, talvolta legittimamente».

Allora è meglio non far nulla?
«No certo, ma ripeto che il problema ha dimensioni nazionali. Anche l’indagine di oggi dimostra che il traffico dei rifiuti è molto più complesso di quel che sembra e richiede un livello adeguato di conoscenze».

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