[27/10/2006] Energia

L´ecologismo antinucleare è una contraddizione?

LIVORNO. Sul numero di ieri di greereport.it si commentava la critica che il giornalista Davide Giacalone de l’Opinione, ha fatto al rapporto del Wwf sul Living planet report, che sostiene che non sia serio affermare che entro il 2050 le risorse naturali si esauriranno e argomentava che la difesa dell’ambiente è una cosa seria e non si può portare avanti con dati che richiamano secondo lui alla sensazionalità più che ai fatti, e alle teorie più che ai dati di realtà.

Su quell’articolo ci ha scritto, in redazione, lo stesso collega de l’Opinione, lamentando il fatto che «la qualifica di "invettiva" si attaglia più a quello che voi scrivete del mio articolo che non all’articolo stesso» e che «non ho sostenuto che datosi il Club di Roma aveva detto castronerie è ora il caso di non ascoltare alcun allarme».

Non ci sarebbe quindi a suo dire «una simile sciocchezza» nel suo articolo, ma ribadisce il suo convincimento che «un ecologismo antinucleare è, di per sé, una contraddizione».
E aggiunge che «su questo dissentiamo, e di questo si può parlare seriamente».

Ecco allora parliamone seriamente, attraverso fatti e non sensazionalismi, del perché invece essere antinuclearisti non è affatto una contraddizione all’essere ecologisti.
Non fosse altro che per la tragedia che ancora coinvolge milioni di persone che hanno subito, subiscono e dovranno continuare a subire per generazioni l’incidente avvenuto a Cernobyl vent’anni fa. Ma questo per Giacalone è forse ancora troppo legato alla sfera del sensazionalismo (però dovrebbe andare a dirlo non tanto a noi quanto a chi vive da quelle parti).

Ma vi sono tante altre ragioni per cui il nucleare non può rientrare tra le fonti energetiche cui un ecologista guarda per il futuro.
L’unico elemento positivo che si può riconoscere alle fonti energetiche nucleari è infatti che non emettono anidride carbonica, responsabile del surriscaldamento del pianeta (e non a detta dell’ambientalismo catastrofista ma della ormai quasi totalità delle accademie scientifiche a livello mondiale).

Per il resto invece il nucleare è un problema, da qualsiasi parte lo si consideri : sia a livello economico che a livello ambientale che sociale.
Intanto l’uranio – che è alla base dell’energia nucleare - è una fonte non rinnovabile e come tale potrà essere disponibile a seconda delle stime per altri 50 o 70 anni. E tutti i progetti che andavano alla ricerca della rigenerabilità sono al momento falliti, dopo aver consumato ingenti quantità di denaro pubblico e privato.

E l’estrazione dell’uranio è una tra le attività più pericolose ed impattanti che possano esserci. La sicurezza intrinseca della tecnologia nucleare è ancora una chimera, tanto che i pochi impianti che si costruiscono si rifanno ancora alla tecnologia di vent’anni fa.

Le scorie che producono sono fra le materie che presentano la maggiore pericolosità e i maggiori tempi di “scomparsa”: il plutonio ad esempio ci mette dai 6.537 a 376.000 anni per dimezzare la sua attività, cioè per ridurre al 50% la sua radioattività. E attualmente nel mondo siamo a quota 250.000 tonnellate di rifiuti radioattivi in attesa di essere sistemati in siti di stoccaggio, perché nessuno, nemmeno negli Stati Uniti che per primi hanno utilizzato questa tecnologia a scopi energetici, sa come e dove sistemare questo materiale. E il problema sociale che la individuzione di questi siti è un problema non certo infifferente dal punto di vista dell’accettabilità sociale.

C’è poi un altro problema che riguarda il tema della sicurezza globale, che dopo l’11 settembre “sembra” avere assunto caratteristiche di particolare interesse. La stessa Aiea nel 2002 ha affermato che le centrali nucleari non sono in grado di resistere ad atti di guerra e che esistono impianti senza alcun tipo di protezione dei depositi di materiale nucleare che potrebbe essere utilizzato per la fabbricazione di ordigni nucleari.

Se queste ragioni non fossero sufficienti a spiegare perché non vi è alcuna contraddizione nell’ecologismo antinucleare, c’è poi un altro aspetto che attiene molto più alla sfera economica che non a quella ambientalista.

Produrre energia attraverso l’uso del nucleare è già adesso molto più costoso rispetto non solo alle tecnologie che utilizzano fonti fossili, ma addirittura rispetto a tecnologie rinnovabili – non certo mature- quali il fotovoltaico.

E lo dimostra il fatto che da parte degli imprenditori privati non vi è tanto interesse in tal senso, e che le centrali in costruzione godono tutte di finanziamenti, in tutto o in parte, pubblici.

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