[26/10/2006] Comunicati

L’ambientalismo spiegato al popolo, tra terrorismo e banalizzazioni

ROMA. Il “Living Planet Report” del Wwf è uno studio complesso, forse presentato con un qualche voluto sensazionalismo ad effetto (nel 2050 servirà un altro pianeta), senza il quale ormai l’attenzione dei media non si risveglia, ma sembra aver posto con tale evidenza la questione cruciale, e rimossa, della finitezza delle risorse del pianeta da aver scatenato, soprattutto a destra e soprattutto in Italia, una corsa alla banalizzazione e alla caricatura. E’ il caso dell’articolo di Davide Giacalone apparso su “L’opinione” che sbertuccia la più nota associazione ecologista del mondo sottoponendola al tiro incrociato delle frasi fatte del più trito armamentario antiambientalista.

L’accusa e la scusa di Giacalone sono sempre le stesse che si tirano fuori non appena qualcuno mette in dubbio il modello della crescita infinita, quelle che in altri tempi e dietro altre bandiere venivano chiamate le magnifiche sorti progressive: «la difesa dell’ambiente naturale è una cosa seria – scrive il giornalista dell’Opinione - molto seria. Ed è un problema complesso, che non può certo essere risolto dicendo che ci devono essere meno emissioni inquinanti, meno consumi di energia, meno consumi di acqua, mettendo il tutto sulle spalle delle aree oggi meno sviluppate e ricche. Né si può pensare di potere praticare la difesa dell’ambiente facendola passare per una sorta di regressione allo stato primitivo, o colpevolizzando l’uso dello sciacquone». Insomma, lasciateci lavorare, visto che anche le previsioni del Club di Roma non si sono avverate. E smettetela anche con queste menate delle «fonti così dette alternative, dall’eolico al solare, sono utili per le comunità locali, ma non è con quelle che si manderà avanti la produzione. E allora? Allora ci vuole il nucleare, che non inquina l’atmosfera». Forse bisognerebbe informare di questo anche gli abitanti di Chernobyl.

E poi giù con l’esaltazione dei pesticidi e degli Ogm come panacea per combattere la fame nel mondo e un po’ di retorica per condimento: «un mondo pulito ma affamato, con le acque limpide e i bimbi morti, non credo sia l’ideale per nessuno». Poi la condanna senza appello gli ambientalisti: «il mondo può essere inquinato anche dall’incoerenza, dalla superficialità, e dal desiderio di far sensazione terrorizzando sempre e in ogni caso», tutte sostanze che Giacalone non ha certo lesinato nel suo articolo, e con un difetto in più: un approccio provinciale e tutto schiacciato sulla vicenda politica nazionale, la semplificazione delle cose complicate, l’inconsapevolezza che governi conservatori europei hanno fatto da anni proprie politiche ambientali che sono il contrario di quanto dice Giacalone, la riduzione a battuta di problemi planetari e riconosciuti ormai da scienziati, capi di stato e politici, anche se si dividono sulle soluzioni da dare.

Quello che si intravede in questa e in altre invettive contro il “Living Planet Report” è la proposta di una enorme Cina planetaria che mentre produce, inquina, sfama a basso prezzo e bassa protezione sociale, da un occhio anche a possibili miglioramenti ambientali e dei diritti umani, senza però farne né una priorità né un dramma.

Fortunatamente la pensa in maniera diversa almeno il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio: «sarebbe gravissimo restare indifferenti al quadro che emerge dal Rapporto – ha detto - Nella complessità e varietà degli interventi da attuare abbiamo lavorato per alcuni atti che vanno in questa direzione: un Piano nazionale per le emissioni di CO2 che prevede un taglio deciso e la richiesta di investimenti per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e per la mobilità sostenibile. Sono i primi segnali positivi ma molto resta da fare. Con questi risultati l’Italia dovrà presentarsi a Nairobi, in occasione della Conferenza sui Cambiamenti climatici e sul Protocollo di Kyoto a novembre».

E forse al giornalista dell’Opinione sembrerà ancora più astruso il ragionamento di Grazia Francescano che del Wwf è stata anche presidente: «gli scienziati, che peraltro tendono ad essere ancora più pessimisti, pretendono un immediato capovolgimento del nostro concetto di ricchezza. La prima risorsa che verrà a mancare è l´acqua, poi sarà il turno delle foreste - spiega Francescato - ed è per questo che bisogna con urgenza includere e considerare, accanto agli indicatori economici degli Stati, come il Pil, anche quelli ambientali e sociali, con particolare riferimento alle risorse naturali ancora intatte. Il primo accenno di questa non più differibile rivoluzione copernicana – sottolinea la parlamentare Verde – è già presente nella Finanziaria, dove i Verdi hanno chiesto ed ottenuto l’introduzione dei primi elementi di contabilità ambientale».

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