[24/10/2006] Aria

MedPol scopre i killer del Mediterraneo: piccole e medie industrie, petrolio e guerre

ROMA. Sta dando i primi risultati l’indagine del MedPol (programma per il monitoraggio e la ricerca dell´inquinamento del Mediterraneo) sull’inquinamento marino provocato dalle industrie. Intanto un dato già conosciuto ma che oggi ha una preoccupante quantificazione: ogni anno finiscono nel Mediterraneo milioni di tonnellate di sostanze inquinanti vengono scaricate nelle acque del Mediterraneo, tra questi 4 milioni di tonnellate di sali, 900 mila t. di fosforo, 200 mila t. di azoto e 85.000 t. di metalli.

A questo si devono aggiungere gli scarichi di gas dei paesi costieri ugualmente dannosi per l’ecosistema Mediterraneo e che MedPol valuta in più di 200.000 tonnellate all’anno di composti organici volatili, 47 tonnellate di idrocarburi aromatici (cancerogeni e mutageni), 55 chilogrammi di diossine e furani.

Le maggiori fonti di inquinamento rimangono le industrie metallurgiche, petrolifere e chimiche, raffinerie, concerie e quelle che trattano generi alimentari, ma non si deve immaginare che, come succedeva nel passato, che i responsabili siano le grandi industrie, che ormai si sono dotate quasi tutte di sistemi di produzione “puliti” e a norma con la legislazione nazionale ed europea e stanno progettando estese bonifiche, per i ricercatori di MedPol sono invece le piccole e medie industrie ad inquinare di più e a non essere dotate di sistemi di depurazione idonei.

Particolarmente grave l’inquinamento da petrolio: agli scarichi abusivi, lavaggi di cisterne e gli incidenti navali, si devono aggiungere ben 1milione e 960 mila tonnellate di greggio provenienti da industrie, raffinerie e perdite a terra, il più grave dei casi recenti è stato provocato dalla guerra con le 15.000 tonnellate di petrolio sversate a mare dopo il bombardamento israeliano della centrale elettrica libanese di Jieh (nella foto), e, almeno il 70% di quanto è fuoriuscito si è depositato sul fondo, l’invio di mezzi navali italiani per il disinquinamento, è potuto avvenire solo dopo la fine dei combattimenti e quindi ha potuto solo limitare un disastro ecologico ormai abbondantemente avvenuto e che ha imponenti conseguenze sull’ecosistema costiero e sull’economia, a partire dalla pesca e dal turismo.

L’indagine è appena l’inizio del Programma di azione strategica (Sap) adottato nel 1997 dai Paesi mediterranei per la riduzione dell’inquinamento del bacino, si basa su dati ufficiali dei governi e contiene un elenco degli interventi che ogni Stato si impegna a realizzare e le scadenze che deve rispettare. La pubblicazione dell’indagine del MedPol servirà a sensibilizzare ulteriormente i governi nazionali e l’opinione pubblica sul pericolo dell’inquinamento marino e sulla necessità di ottemperare agli obblighi imposti da accordi e trattati internazionali. Il piano strategico sta lentamente costringendo i paesi dell’Ue ad agire e qualcosa sta faticosamente mutando, anche se con forti resistenze nazionali e continue richieste di deroghe anche da parte delle industrie, la sensazione è però che il Mediterraneo sia ormai in una fase così avanzata della sua malattia da inquinamento e cemento da aver bisogno di una cura più radicale e costosa di quanto si pensasse.

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