[23/10/2006] Recensioni

La Recensione. La natura nel conto - A cura di Fausto Giovanelli, Ilaria Di Bella, Roberto Coizet

La prima tentazione che si ha nell’accingersi a recensire questo libro che raccoglie i contributi di numerosi esperti, è quella di volerlo leggere nella sua prospettiva attuale, mettendo cioè a confronto le aspettative che esistevano nel momento della sua pubblicazione (2000) e quelle che oggi si sono attuate, o comunque come nel frattempo si è sviluppata la sensibilità politica ed economica nei confronti dell’ambiente e della contabilità ambientale. E probabilmente questo sarebbe il modo più sbagliato per affrontare la lettura di un libro pensato e scritto a cavallo dei due governi D’Alema, distribuito durante il secondo governo Amato, approfondito, metabolizzato e in parte tradotto in fatti (non certo organicamente, ma sporadicamente e localmente) durante il governo di centrodestra di Berlusconi. Il tutto inserito nel doppio scenario della presidenza italiana del Parlamento europeo da parte di Romano Prodi e dell’entrata in scena nel 2001 di Gorge W. Bush che ha sbaragliato tutte quelle politiche in qualche modo ambientaliste che la precedente amministrazione Clinton stava faticosamente mettendo in atto.

Sbagliato, tornando al nostro Paese, perché sarebbe troppo facile bollare “La natura nel conto” come il libro pubblicato “in occasione di un evento significativo” (come si legge nel libro stesso) che in realtà non è mai avvenuto: ovvero l’approvazione della “Legge quadro in materia di contabilità ambientale dello Stato, delle regioni e degli enti locali” maturata nell’ambito della commissione ambiente del Senato ad opera in particolare del suo presidente Fausto Giovanelli.

Il disegno di legge non ha mai completato il proprio iter e la proposta che conteneva ha avuto solo qualche applicazione a livello territoriale, da parte di enti locali. Eppure "sviluppo sostenibile" significa innanzitutto integrazione fra economia ed ecologia. Ergo, sistemi di contabilizzazione di questa e di quella.

Il testo, realizzato da alcuni tra i maggiori specialisti a livello europeo, presenta ricerche e ipotesi, e prefigura le applicazioni pratiche. I problemi aperti erano e sono ancora molti, ma gli autori propongono idee per l’applicazione pratica di quanto è stato elaborato, per facilitare l’avvio di un processo di responsabilizzazione diffusa.

La prima parte del volume chiarisce quindi che cosa è la contabilità ambientale e a che cosa serve:
Se ne parla quasi didatticamente dal punto di vista politico (lo stesso Fausto Giovanelli), giuridico (Paola Ficco), economico (Emilio Gerelli), sociale (Carlo Pesso) e ambientale (Gianfranco Bologna), collocando la contabilità ambientale nel quadro delle esperienze internazionali e della cultura ecologista.



La seconda parte affronta gli strumenti operativi disponibili: i conti ambientali, gli indicatori, i bilanci ambientali pubblici e d’impresa, le esperienze pilota, diventano occasione per estendere la riflessione generale e individuare eventuali nuovi approcci.
Ad Ilaria Di Bella spetta per esempio il compito di valutare le ipotesi di “proto-contabilità ambientale” come i progetti Contare, Ecosistema urbano (poi ulteriormente approfondito nel capitolo 9, dove Maria Berrini, Duccio Bianchi e Mario Zambrini documentano questa classifica stilata da Ambiente Italia e Legambiente che produce una classifica dei capoluoghi di provincia sulla base di una ventina di indicatori specifici), Rapporti sullo stato dell’ambiente, Agende 21 locali….



Un capitolo che dimostra come nonostante il fallimento del disegno di legge, lo sviluppo sostenibile praticato sia comunque cresciuto come una sorta di movimento dal basso, attraverso iniziative volontarie e quasi di laboratorio attivate via via in sempre più enti pubblici, di pari passo fra l’altro con le numerose iniziative dei privati. Anche se in questo caso il procedimento è stato inverso: prima (e ancora oggi quasi esclusivamente) i grandi gruppi industriali, mentre sono ancora rari i casi di piccole e medie imprese (il 97% delle aziende italiane) che intraprendono iniziative di sostenibilità ambientale, che siano certificazioni (seppure in crescita) o addirittura vere e proprie contabilità ambientali.



La Natura nel conto tenta poi di rispondere a una serie di interrogativi tuttora aperti con i contributi “tecnici” di esperti come Domenico Siniscalco e Federica Ranghieri della Fondazione Eni Enrico Mattei, che cercano di valutare quanto il “problema ambiente” possa trasformarsi da vincolo in opportunità. Lo fanno ovviamente partendo dalla descrizione del lavoro fatto con il Forum Rapporti ambientali cercando di rispondere alla domanda che ogni imprenditore si pone: “ma tutto ciò è conveniente?”. Anche se ponendola in questo modo si sconta già un primo errore culturale in quanto la “convenienza” di uno sviluppo sostenibile è (e deve essere) un dato assodato e dimostrato: la convenienza a livello globale finisce poi indirettamente e nel tempo per ricadere anche sull’impresa stessa, anche se fino ad oggi la maggior parte delle iniziative imprenditoriali verso l’ambiente sono state legate a questioni di immagine e di marketing. In ogni caso Siniscalco e Ranghieri dimostrano nel loro lavoro di analisi economica “che un’accurata informazione contribuisce al miglioramento delle performance ambientali e che se vi si accostano strumenti di gestione quali sistemi certificati, schemi di compensazione per il raggiungimento di obettivi ambientali, bonus e award di vario genere, non solo diminuiscono le emissioni inquinanti, ma si nota anche un miglioramento delle prestazioni finanziarie”.



Infine (anche se in realtà si tratta di un capitolo precedente), la natura nel conto affronta il problema di quali e come debbano essere intesi gli indicatori in grado di costruire una contabilità ambientale, seria, credibile e soprattutto in grado di intaccare il “verbo” indiscusso dell’economia mondiale: il pil. Jochen Jesinghaus riflette quindi sulla capacità degli indicatori di influenzare le decisioni e ben conscio dell’indiscutibile (per gli economisti) valenza del pil, propone uno scenario futuribile (auspicabile, utopistico o semplicemente provocatorio?) in cui il pil possa essere sostituito dall’Ipp (indice di performance politica) dove la valutazione finale dello stato sia determinato da una contabilità sia economica, sia sociale, sia ambientale.


Ripresentare questo libro nel 2005 come ha fatto Edizioni Ambiente, ha quindi il significato di fornire una essenziale base di conoscenza per comprendere le esperienze di integrazione dell’ambiente nella pratica politica e gestionale dell´economia e dello sviluppo, che imprese ed enti territoriali hanno attuato negli ultimi anni.

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