[19/10/2006] Comunicati

Giampaolo Silvestri: «L´establishment religioso fa sì che le priorità siano altre rispetto all´ambiente»

Dai temi emersi dal Convegno episcopale di Verona (vedi l’articolo di Greenreport in apertura) appare in maniera evidente l’assenza di riferimenti alla salvaguardia del pianeta come substrato obbligato su cui attivare l’impegno per la tutela della vita e della sua qualità. E implicitamente emerge anche una contraddizione nel fatto di voler tutelare la vita in ogni sua forma, dall’origine sino all’ultimo respiro, fornendo però come mondo cattolico anche l’avvallo a politiche belliche, come è il caso del presidente Bush che invoca guerre in nome di Dio.

Abbiamo invitato il senatore Giampaolo Silvestri (Nella foto), a fare su questo una riflessione, data la sua doppia componente di verde e di cattolico.

Silvestri, non le sembra che manchi il riferimento all’ambiente e alla salvaguardia del pianeta nei tanti importanti temi che emergono dal Convegno della Cei di Verona?
«Le tradizioni religiose hanno da sempre una sensibilità di relazione armonica con l’ambiente e con la salvaguardia del creato, anche se in realtà quella giudaico-cristiana (vedi la Genesi) assoggetta il creato ai voleri dell’uomo.
Anche in questo la sensibilità è cambiata ed oggi lo spirito religioso e le religioni sono alleati di chi vuole salvare il pianeta».

Però non emerge in maniera esplicita?
«Purtroppo l’establishment religioso di tutto il pianeta è anche uno dei pezzi forte dei poteri consolidati e molte volte anche dell’identità nazionale. Questo fa sì che come sempre le priorità siano “altre” e l’ambiente, anche se deve essere difeso, deve essere l’ultimo. Il silenzio sul pericolo nucleare e sul continuo rialzo delle spese militari da parte delle religioni è la conseguenza dei una identificazione popolo-nazione-religione che a parer mio nega la religione stessa».

Proprio sulle spese militari. Bush rilancia le guerre spaziali e i governi difficilmente tagliano sulle spese militari. Non è una contraddizione per un cattolico?
«Il primo comandamento dice di non nominare il nome di Dio invano, è a questo che bisogna attenersi. Oggi vi è una ingerenza delle religioni sulla politica e sui dettami della convivenza civile che è diventato insopportabile. E secondo me ci sono due motivi perché questo accade. Da una parte la crisi della religione che si è attestata sull’essere una semplice norma morale o una casistica di divieti, dall’altra la crisi della democrazia e della politica e l’incapacità di un laicismo alto. In questo quadro da Bush a Pera a Papa Ratzinger al Mullah Omar si teorizza contro il relativismo etico, che in realtà vuol dire assolutismo etico, cioè stato etico e primato dei valori assoluti sulla dialettica e sulla libertà personale. In realtà siamo alla vigilia di una democrazia autoritaria su tutto il pianeta. Che non a caso sia Bush che Al Qaeda e anche i nostri cappellani militari, benedicono tutte le armi e bestemmiano che Dio è con loro».

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