[18/10/2006] Rifiuti

Tritarifiuti... a volte ritornano!

LIVORNO. Dra, ovvero dissipatore di rifiuti alimentari. E’ questo lo strumento che a Lucca verrà fornito ai cittadini del centro storico per “risolvere” il problema della frazione umida domestica dei rifiuti. Coloro che avranno il nulla osta da parte dell’azienda che gestisce fogne e depuratori, potranno averlo gratuitamente grazie anche ad un contributo della Regione Toscana e farlo montare nel lavello di cucina.

Il tritarifiuti (nella foto uno dei tanti modelli in commercio), questo è il nome più appropriato, è infatti un piccolo elettrodomestico che, collegato al tubo di scarico del lavello della cucina, tritura e trasforma in poltiglia tutti i rifiuti e gli avanzi di colazioni, pranzi e cene in modo che possano scivolare via, insieme all´acqua del rubinetto, ed essere eliminati direttamente nel sistema fognario.

Diffuso soprattutto in Nord America dove è presente in circa la metà delle abitazioni, nel nostro paese si è cercato a più riprese di farlo diventare- anche per legge- la soluzione per la frazione organica dei rifiuti, senza avere mai grande successo, però. In effetti sono molte le voci che si sono levate contro l’utilizzo di questi piccoli elettrodomestici.

Ma perché tanta opposizione? Del resto secondo i produttori e distributori, il Dra presenta diverse caratteristiche amiche dell´ambiente, in quanto aiuta a selezionare il rifiuto e a fare raccolta differenziata. E quel che resta se ne va, attraverso la fogna, quindi non richiede mezzi di trasporto e porta a risparmi sui costi di raccolta e una sensibile diminuzione dell´inquinamento atmosferico. Inoltre i fanghi di depurazione, che naturalmente aumentano, possono essere recuperati in agricoltura. E se non bastasse fornisce anche nutrimento ai microrganismi deputati alla depurazione delle acque, che troppo spesso sono inibiti dalla troppa acqua che arriva al depuratore.

Secondo Legambiente il dissipatore non aiuta a fare raccolta differenziata, semmai ottiene proprio l´effetto contrario. Infatti farebbe perdere quel senso di responsabilità necessario a effettuare raccolte differenziate seguite da recupero e il riciclaggio. Il dissipatore viene infatti associato come approccio all’alienazione del rifiuto il più lontano possibile. E questo non aiuta a far crescere sensibilità e reponsabilità su questi temi.

E oltretutto dato che ogni depuratore è tarato sulla base delle caratteristiche delle acque che in esso vengono convogliate, se cambia la concentrazione di uno degli elementi che normalmente affluiscono all´impianto, in questo caso l´organico, si possono creare pericolosi squilibri. Legambiente sottolinea infine un altro rischio, legato al fatto che tutti gli impianti di depurazione necessitano di un by-pass, una condotta che si attiva quando per una qualunque ragione, l´afflusso che arriva al depuratore non può essere accolto, e quindi va a scaricarsi direttamente in mare o nel fiume o nel lago. Con conseguenze facilmente immaginabili.

Ma anche da chi lavora più propriamente nel settore arrivano critiche, in particolare sulla riduzione dei costi e delle emissioni inquinanti che l’utiilizzo del tritarifiuti comporterebbe.
"La diffusione dei DRA – ci dice infatti Massimo Centemero, coordinatore del Comitato tecnico del Consorzio italiano compostatori - non può essere del 100%: si intaserebbero le linee fognarie, quindi il Comune deve comunque mantenere la raccolta dell´umido, o del rifiuto indifferenziato, per servire la stragrande maggioranza di quelli che non hanno il dissipatore, e il risparmio di tempo relativo al mancato prelievo di una quota marginale di utenti risulta del tutto trascurabile rispetto a quella parte di costi del servizio che comunque non potrebbero essere ridotti, come l´acquisto dei mezzi, i percorsi di raccolta e così via.
Non solo. Alla mancata riduzione delle spese si andrebbero ad aggiungere i costi dei maggiori consumi energetici ed idrici di depurazione e quelli di smaltimento dei fanghi".

A proposito di fanghi, è vero che potrebbero essere utilizzati a fini agronomici?

“Nel nostro paese e nel resto d’Europa le fognature sono miste e nelle acque che arrivano ai depuratori la presenza di inquinanti può essere relativamente elevata; ciò rende la qualità dei fanghi di depurazione decisamente inferiore a quella dell´organico domestico, così da impedirne l´utilizzo per la produzione di compost di qualità. In molti casi i fanghi non potrebbero essere impiegati in agricoltura in quanto eccedenti i limiti di legge e dovrebbero dunque essere smaltiti come rifiuti.

Quindi un peggioramento, o addirittura una perdita, di preziose risorse organiche a fronte di indubbi benefici del riutilizzo della sostanza organica raccolta separatamente dalla quale si produce compost di qualità elevata, utilizzabile sui suoli”

Quindi voi come consorzio sconsigliate l’uso dei Dra?
"Le nostre argomentazioni - spiega Centemero - sono tutte raccolte in un parere scritto che abbiamo inviato alle ATO di tutta Italia invitandole a non promuovere il conferimento dei rifiuti alimentari tritati nel sistema fognario e a preferire la raccolta differenziata".
Non è allora un caso se, mentre la strategia di raccolta differenziata secco-umido è sviluppata e consolidata ormai da un ventennio in molti paesi europei, la diffusione dei dissipatori in Europa è del tutto marginale.

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