[17/10/2006] Energia

Biocarburanti: Mandil li critica, Chiaramonti distingue tra quelli di prima e di seconda generazione

LIVORNO. Il direttore esecutivo dell´Agenzia Internazionale dell´energia, Claude Mandil, in un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Tribune, ha detto che «non vi sarà penuria di carburanti liquidi e che il ricorso ai biocarburanti è un rimedio utile solo se ´non si fanno sciocchezze come quella di confondere in Europa politica energetica con politica agricola». Inoltre ha aggiunto, sempre in merito ai biocarburanti, che «se si fosse seri, Europa e Stati Uniti farebbero meglio a rivolgersi a Brasile e India per il loro approvvigionamento».

«Al momento non si sa se (in Europa) – ha poi proseguito - si fa una politica di sviluppo dei biocarburanti in nome di una politica agricola comune o della politica energetica», sottolineando di avere il sospetto «che il ricorso all´agricoltura in Europa a fini energetici abbia pochi vantaggi», pur dicendosi «molto favorevole ai biocarburanti». Secondo Mandil poi, solo il biocarburante prodotto dalla canna da zucchero (prodotto in Brasile, India e Sud est asiatico), e´ quello che non nuoce all´ambiente e non richiede sovvenzioni permanenti.

Sulle dichiarazioni di Mandil, abbiamo chiesto un commento al professor David Chiaramonti, ingegnere e docente del corso sulle energie rinnovabili all’Università di Firenze nonché membro della IEA-Bioenergy, Task 34 (Biomass Pyrolysis). Chiaramonti si è detto colpito, tanto da avere persino qualche dubbio su quello che davvero ha detto Mandil. Magari frainteso nella traduzione dal francese all’italiano. Ammesso, non potendo fare una verifica, che quanto riportato sia vero, Chiaramonti ha così commentato.

«Gli studi, sia della IEA che di altri soggetti quali il Department of Energy (US), l’Agenzia Europea per l’Ambiente e la Commissione Europea, distinguono tra biocarburanti di prima e seconda generazione. Quelli di prima generazione, prodotti da tecniche tradizionali, mostrano un rapporto energy output / energy input attorno ad 1.5-2, e quindi non particolarmente rilevante pur se positivo, con eccezion fatta dell´etanolo da canna da zucchero (dove la bagassa è utilizzata per generare l´energia elettrica ed il calore richiesto dal processo di produzione del bioetanolo stesso) che presenta un rapporto attorno ad 8 ( questo è in accordo con quanto pare aver detto Mandil)».

«L´impatto dei biocarburanti di prima generazione sul contesto globale dei combustibili per trasporti – continua - è inoltre fisiologicamente limitato dalla disponibilità della materia prima (colture oleaginose e zuccherine). L´importazione di materia prima da Paesi quali Malesia, India od America Latina ha comunque un impatto positivo essenzialmente sugli aspetti economici, mentre su quelli ambientali la questione è ancora molto aperta, in particolare relativamente al controllo della sostenibilità delle colture in questi Paesi extra-Europei».

«I biocarburanti di seconda generazione – prosegue - , ottenuti per processi termochimici (quali gassificazione o pirolisi e successiva sintesi) o processi biochimici (idrolisi acida od enzimatica) presentano invece in generale un minor costo per tonnellata di CO2 evitata. Queste tecnologie sono attualmente in fase di dimostrazione (ad esempio in Spagna, Svezia, Germania, Olanda). Inoltre il loro potenziale impatto, essendo queste basate sull´uso di biomassa lignocellulosica e quindi anche residuale (abbondantemente disponibile) è decisamente superiore: l´impatto di questi biocarburanti potrà perciò essere maggiormente significativo sul contesto globale dei carburanti per trasporti, in quanto maggiore è la disponibilità della materia prima».

«Non sono poi da sottovalutare - pur se di nicchia - le filiere cortissime (ad esempio quelle dell´olio vegetale puro), che pur non avendo un bilancio ambientale migliore di quello dei combustibili di prima generazione, riducono comunque al massimo i costi di trasporto massimizzando i benefici per gli agricoltori».

«Relativamente alle prospettive dei biocarburanti ed alla necessità di sovvenzioni conclude Chiaramonti - , queste dipendono essenzialmente dal costo del petrolio, su cui come è noto esistono previsioni contrastanti da parti di vari Istituti nel mondo. Il limite dei combustibili sarà prima economico, piuttosto che fisico. Al momento le previsioni di medio periodo, oltre il 2010 (Fonte: VIEWLS, 2005) stimano comunque in generale un costo superiore dei biocarburanti rispetto a quelli fossili, anche se le "forchette" di costo sono piuttosto ampie e per alcuni biocombustibili ed in certe condizioni sono possibili costi inferiori a quelli fossili».

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