[17/10/2006] Rifiuti

Rifiuti, controllori e controllalti ancora nel labirinto del diritto senza certezza

LIVORNO. Rifiuti e ancora rifiuti. La discussione sui rifiuti, come denominarli, come regolarli, quali escludere dalle regole... da sempre un nodo non risolto nel nostro Paese, che continua ad essere al centro delle attenzioni e dei motivi di discrepanze tra amministrazione - che queste norme le deve scrivere, anche in ottemperanza a principi e regole sovranazionali - e imprese che quelle regole devono applicare.

Il fatto è che però mentre la discussione va avanti e attraversa oltre alle pagine dei quotidiani, le sale dei convegni, i tavoli di concertazione, le commissioni parlamentari e le conferenze paritetiche tra vari livelli amministrativi, c’è “qualcuno” che quelle regole deve applicarle e “qualcun altro” che deve controllare che le stesse regole non vengano evase.

E questa fase temporale determinata dal “come applicare regole che sono in continuo divenire” è la situazione che meglio rappresenta ciò che avviene tutti i giorni.

Infatti se dopo un avvio molto faticoso del sistema post Decreto Ronchi- intendendo come tale la filiera produzione-gestione-controlli- si stava andando verso una fase di assestamento, l’intervento riformatore del Codice ambientale, che ha rimesso in discussione molte parti di quell’impianto normativo e l’attuale revisione in corso, hanno determinato una vera e propria fase di incretezze.

Queste riguardano la suddetta filiera a tutti i livelli: sia da parte di chi produce i rifiuti sia da parte di chi lavora nel sistema di raccolta-trattamento-smaltimento, sia da parte di chi deve operare i controlli.
Sulla revisione del Codice ambientale è stato varato nell’ultimo consiglio dei ministri il secondo decreto di modifica che interviene principalmente su alcune questioni oggetto di procedure di infrazione da parte dell’Ue (tra cui la definizione di deposito temporaneo riportata in un altro articolo di oggi) ma ancora non è entrato nel vivo dell’intero corpo di norme che regolano la gestione dei rifiuti.

E già si aprono le polemiche: Confindustria – che sembra dimenticare che al proprio interno sono presenti oltre ai produttori anche molte aziende che operano nei sistemi di gestione - già annuncia barricate; il ministro dello sviluppo economico Bersani risponde che l’iter è ancora lungo e c’è tempo di discutere e di apportare modifiche.

Il direttore dell’Anie – la principale associazione che riunisce i costruttori di apparaecchiature elettriche ed elettroniche - ieri dalle pagine del Sole24ore paventava la quasi impossibilità di rispettare i termini - pur prorogati sino alla fine dell’anno - per adeguarsi alle nuove norme che regolano la materia dei Raee, per la mancanza degli 11 decreti attuativi indispensabili per poterlo fare.

Tesi confermata da alcune voci provenienti dal ministero dell’ambiente che reputano quasi ineludibile il ricorso ad una nuova proroga dei termini così come però sarà ineludibile l’ennesima procedura d’infrazione da parte dell’Ue, per non aver rispettato i tempi di recepimento della direttiva specifica.
Siamo dunque allo stallo.

Ma le amministrazioni che devono rilasciare autorizzazioni possono avvalersi della possibilità di non procedere perché in attesa di avere delucidazioni in merito?

E le autorità che devono effettuare i controlli possono utilizzare proroghe per avere il tempo di interpretare le norme che devono applicare per poter svolgere il proprio ruolo, sempre ammesso che sia loro possibile farlo?
E le aziende che vorrebbero operare correttamente nella filiera di gestione dei rifiuti e quindi impostare piani industriali adeguati, a chi devono rivolgersi per sapere quando potranno essere in grado di farlo?
E le innumerevoli e onerose procedure di infrazione cui siamo costantemente soggetti, su chi ricadranno? Forse è solo questa la domanda cui è facile dare un risposta.

Torna all'archivio